martedì 8 dicembre 2015

SHARON JONES & THE DAP-KINGS – IT’S A HOLIDAY SOUL PARTY



Arriva il Natale e come d’incanto i negozi si affollano di dischi ispirati alle feste: compilation raccogliticce e fruste nei contenuti, oppure album veri e propri assemblati per l’occasione da artisti, talvolta, anche insospettabili. Se infatti uno scherzetto del genere ce lo potevamo aspettare da Kylie Minogue, che appartiene alla schiatta dei Michael Bublè e che, da qualche giorno, ci ammorba le orecchie con il suo, ultimo e inascoltabile, Kylie Christmas, già ci aspettavamo di meno un’operazione simile da Brian Sezter, alle prese con il repertorio natalizio nel suo, riuscito e divertente, Rockin’ Rudolph. Mai, ma proprio mai, invece, ci saremmo aspettati una strenna dalla grande Sharon Jones, regina del funky-soul statunitense, che da ormai un ventennio ci regala grandi dischi e altrettante memorabili interpretazioni, accompagnata da quella band di satanassi del groove che sono i Dap-Kings. Siccome, questi dischi Santa Klaus addicted sono, solitamente, una iattura peggiore della peste manzoniana, il cui unico scopo è spillare un po’ di quattrini a qualche improvvisato ascoltatore, mi sono approcciato all’ascolto con somma circospezione. Scoprendo, invece, e con soddisfazione, che It’s A Holiday Soul Party è un ottimo disco di black music, con un attesa di vita, peraltro, proiettata ben al di là delle feste natalizie. Composto da brani originali e da grandi classici della tradizione (una tiratissima White Christmas vi farà godere come ricci), questo nuovo lavoro di Sharon Jones (che possiamo leggere come una sorta di ringraziamento per lo scampato pericolo dovuto al tumore di un paio di anni fa) sposta l’accento del Natale dal melenso al brioso, regalandoci momenti di autentico divertimento, da passare sotto l’albero con amici e parenti. Una vera e propria alternativa a Bing Crosby, per tutti coloro che da un cenone pretendono non solo ottimo cibo, ma anche ottima musica.

VOTO: 7





Blackswan, martedì 08/12/2015

lunedì 7 dicembre 2015

IL MEGLIO DEL PEGGIO





Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e integralmente pubblichiamo

"Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani...tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge" (articolo 7 e 8 della Costituzione italiana).

Matteo Salvini dovrebbe scrivere sul proprio quaderno questi articoli della Costituzione almeno un centinaio di volte e ripeterli altrettante volte. A voce alta, proprio come si faceva a scuola. E invece, in spregio alla laicità della scuola pubblica, fiutando l'ennesima occasione per rastrellare consensi facili con la compiacenza di certa stampa e di taluni mezzi di (dis)informazione, "armato" di presepe si fionda alla scuola di Rozzano per rivendicare il diritto (negato, a suo dire) dei bambini a festeggiare il Natale. Stavolta non è il sostegno al pensionato pistolero ad animare gli ardori del tenace leghista ma la difesa del Bambin Gesù e dei Re Magi. Preciserà in seguito, che il suo intervento aveva anche lo scopo di documentare la situazione di grave fatiscenza in cui versa l'istituto.
Il nemico da sgomberare con la ruspa, dunque, è il preside di una scuola laica. Sottolineo, laica. A far da supporto a Salvini, gli azzeccagarbugli d'occasione come Ignazio La Russa o Mariastella Gelmini, quella dei neutrini, che intona "Tu scendi dalle stelle" come se fosse un canto di guerra.
Al grido di battaglia" Nessuno tocchi il Natale", il plotone di esecuzione si raduna davanti all'istituto. Il casus belli? Il dirigente scolastico dell'istituto Garofani di Rozzano si sarebbe macchiato di un vero e proprio abominio. "Reo" di avere fatto slittare il saggio natalizio al 21 gennaio, di aver trasformato la festa di Natale in una "Festa d'inverno" e di non avere accolto la richiesta di due madri che volevano utilizzare lo spazio dedicato alla mensa scolastica per insegnare dei canti religiosi. In men che non si dica, si è scatenato l'inferno. Con il risultato che il malcapitato preside si è dovuto dimettere per avere temuto il carattere offensivo che tali canti avrebbero rappresentato per i bambini appartenenti ad altre confessioni religiose.
Le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere: "E' giusto che il preside di Rozzano si sia dimesso. Ma non basta. Serve subito ripristinare il concerto di Natale che è stato cancellato da una decisione sciocca e inconcepibile", precisa l'assessore regionale all'istruzione, Valentina Aprea di Forza Italia. Pure il nostro Premier non le manda a dire: "Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni. Se pensava di favorire integrazione e convivenza in questo modo, mi pare abbia sbagliato di grosso". Anche la Cei, nella persona del segretario generale, Nunzio Galantino, puntualizza: "Trovo pretestuosa e tristemente ideologica la scelta di chi, per rispettare altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scendendo nel ridicolo". Il caso mediatico è servito su un piatto d'argento, dunque. La religiosità di facciata ha prevalso e la disinformazione, ancora una volta, trionfa. La macchina del fango è stata in grado di veicolare, ancora una volta, un messaggio fuorviante. Così diventa cattivo chi salvaguarda la laicità della scuola pubblica e si trasforma in buono chi, col pretesto della difesa di una tradizione consumistica che con i "valori" ha ben poco a che vedere, strumentalizza i pastorelli del presepe per creare tensione sociale. 

Matteo Salvini: "Farò il Re Magio al presepe vivente dell'asilo di mia figlia. Mi vestirò proprio così, anche se non so ancora quale dei tre...Adesso diranno che strumentalizzo pure i Re Magi..."

Maurizio Gasparri: "Da Rozzano a Sassari, a tanti altri casi, vediamo l'emergere di docenti arroganti che impediscono celebrazioni, che mettono al bando canti e presepi...Questi dirigenti scolastici vanno immediatamente rimossi".

Daniela Santanchè, a proposito del caso Rozzano: "Vogliamo mettere la bandiera nera del Califfato al posto della stella cometa sulla grotta dei nostri presepi?"

Cleopatra, lunedì 07/12/2015

THE SOUL GANGBANG

domenica 6 dicembre 2015

POPA CHUBBY – BIG, BAD & BEAUTIFUL LIVE



Mamma mia, come passa veloce il tempo. Sembra non sia trascorso un giorno da quando, era il 1995, conobbi Popa Chubby, comprando quel favoloso disco di rock blues metropolitano, intitolato Booty & The Beast. A vent’anni di distanza, il chitarrista più grasso e tazzorro dell’universo, continua a regalarci dischi, uno via l’altro (al computo finale, sono venticinque): alcuni decisamente buoni, altri, a dire il vero, così così. Eppure, quando il mastodontico chitarrista sale su un palco, è sempre una grande festa. A dispetto della stazza, che mi pare aumenti di anno in anno, e dell’età anagrafica (a marzo ne ha compiuti cinquantacinque), Popa continua a essere la solita “bestia” da palcoscenico, palesando un’insospettabile agilità tecnica (come riesca a essere così veloce e pulito con mani che paiono la sagra della salsiccia è un mistero) e una buona dose di eclettismo e creatività (anche se, personalmente, le aperture pop e hip hop iniziate nel 2001 con How'd a White Boy Get the Blues?, non mi sono mai piaciute). Big, Bad & Beautiful celebra, quindi, più di vent’anni di carriera con un live torrenziale (due ore e mezzo di musica) e due cd in cui il buon Chubby declina il blues in ogni sua forma (dal Texas a Chicago, andata e ritorno), regalando ai propri fans qualche chicca rubata dal repertorio altrui. Registrato durante il tour francese, tenutosi a marzo di quest’anno, il live ci consegna un artista in ottima salute, che si avvale di una line up coi fiocchi, nella quale spiccano i due fratelli Beccaro, Andrea (batteria) e Francesco (basso), quest’ultimo da tempo residente a New York e apprezzato sessionista. Il live? Bello, tirato, suonatissimo, con un Popa eccellente quando fa il suo (il primo disco, soprattutto, è favoloso), un po’ meno quando si cimenta con la musica dei Rolling Stones (Brown Sugar e Wild Horses sono cover prescindibili) o quando tenta la strada dell’hip hop (Life Is A Beatdown è un pasticciaccio brutto come pochi). Ma a parte questi momenti non particolarmente esaltanti, Big, Bad & Beautiful è un ottimo disco per tutti gli amanti del blues e della sei corde.

VOTO: 7





Blackswan, domenica 06/12/2015