Uscito negli Stati Uniti lo scorso 29 settembre via
Big Legal Mess, Jetlagger, album d’esordio di Bette Smith, dovrebbe arrivare
sul mercato europeo nei prossimi giorni. Il nome di questa giovane artista,
nonostante le numerose assonanze evocate, non dirà nulla al pubblico italiano;
eppure, basta un rapido ascolto a Manchild, singolo che ha anticipato l’uscita
dell’album, per rendersi conto di essere di fronte a una musicista che ha tutti
i numeri per sfondare. Soul, r’n’b e blaxploitation declinati con grinta da
rocker consumata: sono tutte caratteristiche che chiamano alla mente un
immediato paragone con la grande Tina Turner.
Boise, capitale
dell’Idaho, non è certo quella che si può definire una tentacolare metropoli.
Ciò nonostante, la città possieda una vitale scena artistica e ha dato i natali
a una variegata schiera di musicisti: dai più noti Built To Spill, band di
alternative rock in auge fin dai lontani anni ’90, a Curtis Stigers, cantante
jazz salito agli onori della cronaca nel 1991 per la hit I Wonder Why, fino a Paul Revere, leader dei leggendari The
Raiders, che tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70, hanno
piazzato in classifica un pugno di indimenticabili canzoni (su tutte, la
celeberrima Kicks del 1966). A Boise,
poi, è nata anche Eilen Jewell, nome, a dire il vero, poco noto dalle nostre
parti, ma con una più che decennale, e apprezzata, carriera alle spalle. Dopo
aver pubblicato un pugno di dischi nei quali fondeva, con grazia e
intelligenza, country, folk, gospel e torch pop, e un album tributo alla musica
di Loretta Lynn (Butcher Holler: A Tribute To Loretta Lynn del 2010), Eilen esce oggi nei negozi
con un disco di blues, genere spesso sfiorato nei suoi lavori, ma mai prima di
ora raccontato con tanta devozione in un album interamente dedicato. Down Hearted
Blues propone una scaletta di dodici covers di classici del genere, alcuni
molto noti (You Know My Love di Otis Rush), altri altrettanto belli ma
di sicuro meno conosciuti al grande pubblico (l’iniziale It’s Your Voodoo
Working di Charles Sheffield). In studio, ad accompagnare la ragazza di
Boise, sono entrati il marito Jason Beek (batteria), il bassista Shawn
Supra e, soprattutto, Jerry Miller, sodale di lunga data delle Jewell, ed
eclettico chitarrista dal tocco misurato: uno che sempre fa la cosa giusta al
momento giusto, senza bisogno di effetti speciali. Band di spessore, quindi,
capace di affrontare diversi registri (da quello morbido della ballata a quello
elettrico più contiguo al blues metropolitano) e di assecondare la bella voce
della Jewell, il cui timbro squillante possiede un vago retrogusto da whisky on
the rocks. Dodici canzoni in scaletta, dicevamo, che guardano al passato con
filologica attenzione, ma che sanno comunque risultare moderne, grazie
all’ottimo lavoro effettuato in fase di arrangiamenti. Eilen, giusto chiarirlo,
non è certo una che si sporca le mani nel fango del Mississippi, ma di sicuro
ci mette un’inusuale passione, vestendo, talora, i panni della sophisticated
lady (la suggestione riporta a Billie Holiday oppure, per fare un paragone più
congruo, a Madeleine Peyroux) e, in altri episodi, quelli dell’intellettuale
interessata a restituire integra l’anima roots delle composizioni. Ne viene
fuori un album omogeneo per l’intento di rimanere fedelmente legato a un genere,
eppure estremamente vario nella sua declinazione. Ecco, allora, fra gli high
lights di Down Hearted Blues, i fremiti elettrici di You Know My Love, citata cover dal repertorio di Otis Rush, lo
swing di Crazy Mixed Up World,
scritta dal grande Willie Dixon, ma portata al successo da Little Walter
(superbo il lavoro alla chitarra di Miller), l’eleganza unplugged di Nothing in Rambling di Memphis Minnie,
umida di fragranze sudiste, e l’irresistibile boogie di Walking With Frankie di Frankie Lee Sims.Su tutto, poi, aleggia quella contagiosa
allegrezza di chi si sta divertendo un mondo e non vorrebbe più smettere di
farlo. Ulteriore valore aggiunto di un disco senza sbavature.
Coerenza e onestà sono, da sempre, rivendicati da
Beppe Grillo come i tratti distintivi del Movimento 5 Stelle. Peccato che anche
per questi neofiti della politica italiana valga l'adagio: "Fra il dire e
il fare, c'è di mezzo il mare". O un oceano, a volte. I (mis)fatti romani
e la turbolente amministrazione a guida Raggi, confermano quanto elastica e
volatile sia la percezione che i grillini hanno della coerenza.
"#Marinodimettiti e Roma subito al voto", tuonava il padre nobile
Beppe dal blog, dopo l'apertura del fascicolo da parte della Procura sulla
vicenda delle spese pazze dell'allora sindaco Ignazio Marino. Fulmini e saette
furono scatenate dall'impettita Roberta Lombardi: "Oggi, cade il mito
dell'onestà politica, perchè Marino ha mentito rispetto all'uso che fa delle
risorse pubbliche". Non mancò la sortita al vetriolo del pertinace e
fumantino Dibba (Alessandro Di Battista) che sentenziò senza appello su Marino:
"Se ha mentito su una cena, pensiamo sul resto". Come saprete, è di
questi giorni la notizia del rinvio a giudizio della sindaca Virginia Raggi per
falso in atto pubblico, dopo un anno e mezzo dal suo insediamento in
Campidoglio. La vicenda è tristemente nota: la sindaca avrebbe mentito di
fronte all'Anticorruzione per difendere Raffaele Marra dall'accusa di avere
agevolato la nomina del fratello Renato, già sotto processo per corruzione e
arrestato nel dicembre dello scorso anno. " I partiti devono rispettare i
requisiti: iniziamo a cacciare indagati e condannati?", twittava Virginia
nel settembre del 2015, in occasione del Marinogate. Ora, bisognerebbe usare
più cautela nel dare patenti di disonestà. Questo principio vale per tutti,
specie per chi gravita in politica, dove il rischio di trovarsi impelagati in
questioni farraginose è alto. Altissimo. Se anche per il Movimento 5 Stelle la
coerenza è diventata un abito da indossare in base alla stagione, significa che
un vero cambiamento per il nostro Paese è rimandato a data da destinarsi.
A tre anni da Soul Power, il magnifico esordio Garage/Soul di Curtis Harding, è pronto il nuovo album, Face Your Fear disponibile dal prossimo 27 ottobre via Anti-Records. Nell’attesa possiamo già ascoltare il primo singolo estratto, Wednesday Morning Atonement,
registrato e prodotto negli studi di Danger Mouse, prezzemolino del Pop
contemporaneo (Adele, U2, Red Hot Chili Peppers) e corresponsabile
della svolta mainstream dei Black Keys. Normalizzazione in vista?
Staremo a vedere.