giovedì 6 febbraio 2020

PREVIEW




Nadine Shah annuncia il suo quarto album in studio Kitchen Sink, in uscita il 5 giugno su Infectious Music, e condivide il video del primo singolo estratto “Ladies For Babies (Goats For Love)”.

Il video è stato diretto da Matt Cummins e ha come protagonisti Shah e Craig Parkinson (Line Of Duty di BBC e Black Mirror).
Sul brano, Shah rivela: “Quando mio fratello era più giovane fece un commento sul sessismo e dipinse un uomo che abbracciava una capra con la scritta ‘donne per bambini, capre per amore’. Mi è rimasto impresso, credo perché mi sembrasse un po’ sciocco ma anche perché sapevo quale fosse il suo intento e ne riconoscevo il significato. Ho anche pensato ai brani che ascoltavo di più in quel periodo, brani che cantavo senza davvero riflettere sul loro significato. ‘Ladies For Babies’ è la risposta ad ‘All That She Wants’ degli Ace of Base. Ho invertito i generi e mi sono presa gioco di un uomo che da me, come moglie, si aspetta solo che io porti in grembo suo figlio e sia la donna trofeo che esegue i suoi ordini. Solo che in questo caso la sua amante è un animale da fattoria. Una buona parte del mio album tratta tematiche come il sessismo e la tradizione. Ma non è solo crudeltà, promesso.”

Kitchen Sink segue l’album Holiday Destination, pubblicato nel 2017 e nominato ai Mercury Prize, che aveva brillantemente unito un messaggio politico ad un groove contagioso e aveva riscosso molto successo da parte della critica, tra cui l’AIM Award per “Independent Album of the Year”, guadagnandosi un posto tra gli album dell’anno di BBC 6 Music al #7 e The Quietus al #5, ma anche di Loud And Quiet e The Line Of Best Fit.

Con la stessa determinazione, Shah adesso rivolge lo sguardo verso la sua casa, in un album che racconta la sua stessa storia, quella di una donna di trent’anni che deve affrontare le pressioni e le aspettative della società in cui vive. Questo nuovo lavoro racconta anche le storie di moltissime altre donne che ha incontrato e le loro esperienze, simili nella loro diversità.

Shah spiega ancora: “È un dialogo tra me e le mie amiche che hanno più o meno la mia stessa età. È come se il nostro tempo per avere dei figli stesse per scadere, quindi avvertiamo una sorta di panico. È come se da giovani avessimo programmato di fare certe cose ad una certa età. Se quando avevo 14 anni mi avessero detto che sarei arrivata ai 34 senza marito né figli non ci avrei mai creduto. E molte delle mie amiche con cui ho parlato hanno fatto la stessa cosa.

Tutte le amiche donne con cui sono cresciuta adesso hanno dei bambini. Ho visto delle complete idiote (scherzo, ovviamente!) diventare madri meravigliose. Sono felice per loro, davvero felice per loro. Mi preoccupo per loro quando dubitano di loro stesse e sono sempre pronta a dargli conforto quando ne hanno bisogno. Sono orgogliosa di loro. Ma allo stesso non puoi che paragonare la tua vita a quella delle persone che ti circondano ed ecco cosa proviamo io e molte altre donne tra i 30 e i 40 anni nella mia situazione. Sentiamo la pressione.

Per questo album ho parlato con molte donne. Donne che vorrebbero avere dei figli ma non ne hanno la possibilità, donne che potrebbero averne ma non ne vogliono, ho visti diversi scenari. Una mia buona amica, una donna di 50 anni, ha scelto di non avere figli e continua ad essere una delle mie musiciste preferite, nonché una delle persone più giovanili e positive che conosca. In questo album c’è anche la sua storia. Ho scritto di tante donne che adoro. Le neo-mamme, le rockstar, quelle che dubitano di loro stesse e che hanno bisogno del nostro supporto, quelle che stanno male ma mostrano una forza incredibile.

Ci sono tradizioni che si tramandavano da anni e ci imponevano modelli di vita, ma le cose stanno decisamente cambiando e sono orgogliosa di essere donna e di essere circondata da altre donne potentissime”.
  





Blackswan, giovedì 06/02/2020

mercoledì 5 febbraio 2020

PET SHOP BOYS - HOTSPOT (x2 Recordings, 2020)

Ciò che soprattutto stupisce dei Pet Shop Boys, è l’incredibile longevità artistica. Non solo il fatto di essere sulla breccia ormai da quarant’anni (nel 2021 il duo britannico raggiungerà l’invidiabile traguardo), quanto semmai quello di aver mantenuto pressoché immutata (salvo qualche passo falso nel cuore degli anni ’90) la qualità della proposta.
Dopo gli ottimi Electric (2013) e Super (2016), Tennant e Lowe tornano alla ribalta con questo nuovo Hotspot, che se non fa gridare al miracolo, certo non delude le aspettative dei numerosi fan in attesa ormai da quattro anni.
Immutabili nel tempo e insensibili alle mode, i Pet Shop Boys continuano a scrivere con lineare coerenza le loro canzoni, circostanza vista da alcuni come un limite e da molti, invece, come un punto di forza irrinunciabile.
Consapevoli dell’ormai acquisito status di leggende pop, eppure sempre lontani dalle pose dello star system, Tennant e Lowe apparecchiano un disco con il loro consueto stile, alternando brani dance a ballate umorali e radiofoniche, tenendo i piedi ben piantati negli anni ’80 e gettando talvolta lo sguardo a dare un’occhiata nel decennio successivo. Niente che sia nuovo e che non sia già stato ascoltato, ovviamente, e né si registrano tentativi di modernizzare l’approccio, cosa che, crediamo, finirebbe per togliere spontaneità a un suono che è ormai un marchio di fabbrica.
Eppure, nonostante l’immutabilità della proposta, il duo continua a esprimere una classe infinita, a cesellare melodie di facile presa, con una confezione curatissima che alterna arrangiamenti densi e dal sapore orchestrale ad esplosioni ritmiche contagiose.  
Tennat e Lowe centrano più volte il bersaglio senza fatica: l’iniziale Will-o-The- Whisp è una bordata trash efficacissima, Are You The One, Only The Dark e Burning The Heather ballate dal retrogusto malinconico e dall’appeal radiofonico che non lascia scampo, Happy People un ruffianissimo up tempo con vista sugli anni ’90.
Hoping The Miracle e I Don’t Wanna sono talmente vintage da suonare quasi come outtakes da Actually, anno domini 1987, mentre Monkey Business è un gustoso funky tirato nel groove e orchestrato con la consueta sapienza.
Chiude Wedding in Berlin, una tamarrata da balera di quart’ordine, di cui non si comprende il senso e che fa deragliare il treno proprio a due passi dalla stazione. Un passo falso, peccato, che nulla, però, toglie a un disco forse non imprescindibile, ma comunque molto divertente e in possesso di tutte le carte in regola per sbancare, nuovamente, le charts di mezzo mondo.
Ben tornati! 

VOTO: 7





Blackswan, mercoledì 05/02/2020

martedì 4 febbraio 2020

PREVIEW




WILMA ARCHER annuncia l’album di debutto A WESTERN CIRCULAR, in uscita il 03 aprile su Domino
Wilma Archer condivide il nuovo singolo "Last Sniff" che vede la presenza di MF DOOM, uno degli artisti più famosi e attivi nella scena hip-hop, accompagnato da un video diretto da Jesse Collett.
A Western Circular è l'album di debutto di Will Archer sotto il suo nuovo pseudonimo Wilma Archer e segue alcuni EP e un album pubblicati sotto il precedente moniker Slime.
All’interno dell’album c’è una squadra entusiasmante e variegata di artisti ospiti tra cui MF DOOM, Samuel T. Herring (Future Islands), Sudan Archives e Laura Groves, tutti contributi vocali che arricchiscono le già ricche e abili composizioni. Queste collaborazioni sono il sottoprodotto di diversi anni di scrittura e produzione. Di recente, Archer è apparso negli album di debutto dei Sudan Archives (scrivendo anche il singolo principale “Confessions”) e Nilüfer Yanya (contribuendo con sette canzoni), assieme al lavoro con Celeste e Jessie Ware.
In lavorazione ormai da un lustro, A Western Circular è un lavoro audace e riflessivo che si collega direttamente alle esperienze personali di Archer sulla vita e sulla morte, incentrate su una settimana particolare in cui hanno respirato con eguale intensità. I temi dell’avidità, dell’amore e della lealtà sono tutti legati a quello specifico momento. Ispirato dall’autore John Fante, A Western Circular è un viaggio spirituale attraverso la vita: trovare la bellezza nella tempesta e la tristezza nella luce. Una toccante riflessione sulla dualità della condizione umana.
Nel disco, Archer scopre nuove profondità e forgia un suono singolare e vigoroso, flessibile e stratificato, onorando il suo retaggio acustico e le sue influenze, mentre costruisce un universo sonico con riferimenti contemporanei che vanno da Frank Zappa a Yasuaki Shimuzu, da Robert Wyatt a Arthur Russell.





Blackswan, martedì 04/02/2020



lunedì 3 febbraio 2020

IL MEGLIO DEL PEGGIO



In questi tempi connotati dall’indiscutibile ascesa di Matteo Salvini e dall’ormai inarrestabile declino dei 5 Stelle, assistiamo, quasi inebetiti, a una rozzezza nei toni e nel linguaggio come se vivessimo nella consapevolezza di trovarci a un punto di non ritorno. Non c’è dubbio che l’ex Cavaliere ci aveva abbondantemente svezzato a suon di siparietti e barzellette da cinepanettone, ma è pur vero che l’era dei social media ha avuto un effetto dirompente nella comunicazione dei politici al punto da sovvertire i canoni del fare campagna elettorale.
Se da una parte Silvietto presenta la propria candidata alla presidenza della regione Calabria come “una donna con tanti difetti e che non gliel’ha mai data”, Matteo Salvini, in diretta Facebook, si improvvisa in veste di un personaggio dello staff delle Jene e circondato da un gruppo di ridanciani supporter citofona a una famiglia tunisina domandando: “Scusi, lei spaccia?”. Ci mancava un ex ministro della Repubblica italiana che si traveste da giustiziere, scimiottando il Gabibbo. Scene di ordinaria follia se si pensa ai politici di una volta. Eppure gli episodi incresciosi si susseguono. In occasione della morte di Kobe Bryant, Salvini non perde l’occasione ghiotta per fare propaganda a suo modo:” Un pensiero commosso e un abbraccio alla sua famiglia. "26gennaio iovotolega#BorgonzoniPresidente”. 
Poco importa se i guru della comunicazione salviniana sono corsi ai ripari cancellando l’infelice tweet per problemi tecnici. E neppure sul Coronavirus ci risparmia: “Confermati i primi 2 casi di Coronavirus in Italia...E poi eravamo noi a essere speculatori e catastrofisti. Frontiere aperte, incapaci al governo.” Insomma, tutto fa brodo in questa politica di follower e di like senza filtri né’ contraddittorio. La verità è che siamo approdati nell’era globale di influencer di ogni specie e grado in cui la eccessiva personalizzazione ci consegnerà uno spettacolo sempre più squallido di incompetenza da cui nessuno potra’ chiamarsi fuori.

Cleopatra, lunedì 03/02/2020

domenica 2 febbraio 2020

DRIVE-BY TRUCKERS - THE UNRAVELING (Ato Records, 2020)

C’è uno stretto legame che unisce The Unraveling, nuovo album in studio della premiata ditta Patterson Hood e Mike Cooley atteso da oltre tre anni, e il precedente American Band (2016). Un legame di militanza e di schieramento, soprattutto, visto che entrambi i dischi lanciano uno sguardo sulla storia americana del periodo e possiedono una natura decisamente politica. Cambia solo la prospettiva: American Band usciva a ridosso delle elezioni americane che poi videro trionfare Trump e costituiva un esplicito endorsement a favore dei democratici e un avvertimento su un pericolo incombente; The Unraveling, invece, getta lo sguardo su tre anni di presidenza e sulle macerie sociali di un Paese sempre più alla deriva (etica).  Un impegno politico che non è mai mancato nei dischi dei Drive-By Truckers, ma che negli ultimi due lavori si è fatto più urgente, pressante e indispensabile.
Se da un punto di vista delle liriche è evidentissima la continuità con il lavoro precedente, lo stesso si può affermare da un punto di vista musicale. Registrato ai leggendari Sam Phillips Recording Service di Memphis, dal pluripremiato ingegnere Matt Ross-Spang (Jason Isbell, Margo Price) e prodotto da David Barbe, The Unraveling continua a proporre canzoni che sono diventate un marchio di fabbrica ormai certificato: da un lato, chitarre rombanti e sferraglianti rock talvolta imparentati con sonorità southern, dall’altro ballate lente, ipnotiche e dilatate e brani che lambiscono territori contigui al country (la splendida Thoughts And Prayers).
Un disco immediatamente riconoscibile, dunque, che alterna momenti meditativi e più intimi, come l’inziale Rosemary With a Bible And a Gun, sorretta da un malinconico drive di piano, alle deflagrazioni elettriche di Armageddon’s Back In Town e agli echi psichedelici della conclusiva Awaiting Resurrection lunga ballata elettrica a lentissima combustione. Funziona tutto a dovere in questa scaletta solida, potente e a tratti anche ricca di pathos, che conferma i buoni giudizi che da sempre riconosciamo a una band che non molla mai la presa, nonostante la carriera ormai ventennale.
Unico appunto: se è vero che The Unraveling non ha punti deboli, è altrettanto vero che mancano picchi assoluti, quelle canzoni, cioè, che si faranno ricordare nel tempo per la loro bellezza. E’ l’insieme, in questo caso, a farsi apprezzare di più che le singole parti di cui è composto.

VOTO: 6,5





Blackswan, domenica 02/02/2020