martedì 15 settembre 2020

DON WINSLOW - BROKEN (HarperCollins, 2020)

 


In sei intensi e tormentati romanzi brevi, Don Winslow ritorna ai temi cardine della sua narrazione e ad alcuni dei suoi personaggi più amati, per esplorare la ferocia ma anche la nobiltà che definiscono la condizione umana.

«Sei storie straordinarie. Una ha il miglior incipit di sempre: Nessuno sa come ha fatto lo scimpanzé a prendere la pistola» – Stephen King

«Con "Broken", Don Winslow si conferma un purosangue, in grado di dare al lettore intrattenimento allo stato puro senza lesinare sulla commedia sociale, pigiando sull'acceleratore quando si tratta di cogliere e far risaltare i risvolti quotidiani dell'inefficienza nella guerra alla droga... "Broken" introduce nuovi personaggi e ne richiama in azione alcuni molto amati: un titolo imperdibile per i suoi appassionati» – Francesco Musolino, Il Messaggero

«Winslow si conferma ancora una volta uno dei maestri del thriller. E dimostra di avere mordente. Tutti dovrebbero imparare da lui» – New York Times

«Un agghiacciante corso intensivo sulle frontiere del crimine. La scrittura di Winslow sa coniugare il virtuosismo tecnico con le infinite possibilità dello stile. Una lettura geniale» – Financial Times

 

Nella nutrita bibliografia di Don Winslow, a fianco alle saghe di Art Keller, Neal Carey e Boone Daniels, non era mai comparsa prima d’ora una raccolta di racconti. Broken ovvia a questa mancanza, proponendoci sei novelle e una veste del tutto inedita del romanziere che ha conquistato un meritatissimo successo grazie alla straordinaria trilogia sul cartello messicano (Il Potere Del Cane, Il Confine, Il Cartello).

In considerazione della maggior brevità dei racconti ivi contenuti, manca a Broken l’ampio respiro epico che aveva pervaso i tre romanzi poc’anzi citati. Per il resto, siamo però di fronte al solito, impeccabile Winslow, capace di conquistare con una prosa asciutta e dal sapore cinematografico, e bravissimo a tenere alto il ritmo e la tensione per tutte le cinquecentotrenta pagine del libro.

Sei racconti, alcuni dei quali dedicati alla fonte che li ha ispirati (Steve McQueen, Elmore Leonard, Raymond Chandler), che rimbombano come sei fucilate, rapide e letali, e che sono anche l’occasione per tornare a far vivere alcuni dei personaggi già precedentemente comparsi nei romanzi di Winslow.

Broken apre il libro con una storia di vendetta, violenta e adrenalinica, che si sviluppa nelle stesse atmosfere che erano state tratteggiate in Corruzione, uno degli ultimi lavori dello scrittore newyorkese, risalente al 2017.  

Rapina sulla 101, abbassa un poco la tensione creatasi con il primo racconto, e si sviluppa come il più classico dei polizieschi, una sorta di caccia al ladro in salsa californiana.

Lo Zoo di San Diego, ha uno spunto bizzarro (uno scimpanzè scappa da un laboratorio armato di pistola) ma lo sviluppo, poi, è molto classico e assai avvincente.

Sunset vede come protagonista Boone Daniels e la Pattuglia dell’Alba e racconta una caccia all’uomo ad alta tensione, che conquista però anche per il retrogusto nostalgico e i continui ammiccamenti alla musica jazz.

Paradise ha un tiro diretto e senza fronzoli e fa tornare in scena, in un suggestivo scenario hawaiano, il trio de Le Belve (Ben, Chon e O) e, udite udite, anche Frankie Machine.

Chiude il libro L’ultima Cavalcata, che è anche il racconto migliore dei sei e quello connotato da una forte critica alle politiche trumpiane: si parla infatti di emigrazione e di confini chiusi, di centri di accoglienza e di traffico di esseri umani. La chiosa perfetta per un libro che, seppur ponderoso, si divora in un batter d’occhio. Quando si tratta di Don Winslow funziona sempre così.

Blackswan, martedì 15/09/2020

lunedì 14 settembre 2020

FANTASTIC NEGRITO - HAVE YOU LOST YOUR MIND YET? (Cooking Vinyl, 2020)

 


Ci sono musicisti che hanno il tocco magico e non sbagliano un disco, nemmeno a farlo apposta, e Xavier Amin Dphrepaulezz, al secolo conosciuto come Fantastic Negrito, è senz’altro uno di questi.

Una carriera iniziata a metà degli anni ’90 sotto il moniker di Xavier e interrotta per lungo tempo a causa di un terribile incidente d’auto, che gli stava costando la vita. Poi, anni di riflessione, vissuti sempre nelle zone limitrofe al music businness, fino a quando nel 2014, il chitarrista originario del Massachusetts da’ alle stampe l’omonimo esordio sotto la nuova egida, con cui, fin da subito, si è accattivato le simpatie di pubblico e critica. Da questo momento in avanti, la carriera di Fantastic Negrito è svoltata decisamente: due dischi, The Last Days Of Oakland (2016) e Please Don’t Be Dead (2018) che sono valsi a Xavier due Grammy Award nella categoria Best Contemporary Blues Album oltre alle stigmate del fuoriclasse, di quello, appunto, che, come si diceva a inizio articolo, non sbaglia un colpo.

Have You Lost Your Mind Yet? conferma l’assunto e ribadisce il concetto che questo cinquantaduenne possiede classe infinita, idee a bizzeffe e un livello di scrittura concesso a pochi. Forse, quest’ultimo lavoro, non è un disco sorprendente come il suo predecessore, è meno pirotecnico e, pur in ambito in cui la contaminazione la fa da padrone, guarda maggiormente a un suono classico, la cui genesi è lontana nel tempo. Ciò nonostante, questo ibrido, in cui confluiscono, con gusto e misura, rock, blues, psichedelia, funky, soul, r ‘n’ b, gospel e hip hop, funziona maledettamente bene per tutti i quaranta minuti della durata dell’album, grazie a undici canzoni (in realtà sono nove più due brevi intermezzi) che suonano al contempo famigliari e spiazzanti, che nascono dall’alchimia fra suoni classici e visione moderna, che imboccano percorsi solo all’apparenza lineari, preferendo semmai repentini cambi rotta.

Il disco si apre con il funky battente di Chocolate Samurai, groove assassino, voce roca che scartavetra la pelle, tappeto di hammond e quella chitarra, pronta a inserirsi, con tocchi acidi e riff muscolari. E’ questo, in linea di massima, il marchio di fabbrica Fantastic Negrito: la capacita di trasfigurare un solido background di black music attraverso un’inclinazione ruvida e rockista, come avviene, ad esempio, in Platypus Dipster, divertita e sferragliante chiosa, tutta impeto e chitarre.

Uno spettro espressivo ampio, quello entro il quale, Fantastic Negrito, si destreggia con le movenze di un califfo, padrone della sua musica e consapevole come pochi. Non è da tutti, infatti, miscelare con equilibro la potenza evocativa dello spiritual con la libertà espressiva dell’hip hop, cosa che avviene, ad esempio, nella folgorante I’m So Happy I Cry (in duetto con Tarriona Tank" Ball dei Tank And The Bangas), uno dei brani di punta del disco.

Poi, come già detto, Dphrepaulezz si muove anche in territori più prevedibili, osa meno, certo, ma senza che l’ispirazione perda d’intensità. Ecco, allora, l’accattivante melodia bluesy di How Long?, o la fascinosa Your Sex Is Overrated, torrido ballatone arroventato da uno strepitoso assolo di chitarra a opera di Masa Kohama, presente nel brano come ospite.

Non solo grande musica, però. Sarebbe, infatti, ingiusto non soffermarsi sull’impegno politico e la critica sociale che trasudano da ogni poro di queste canzoni. Uno sguardo cinico e disincantato su un’America moralmente alla deriva e vittima delle sue infinite contraddizioni, un paese in balia del proliferare delle armi e dello spaccio di droga, in cui non esiste giustizia, a meno che tu non sia ricco e bianco (emblematica in tal senso la breve e caustica Justice In America).

Al quarto disco, Fantastic Negrito fa centro per l’ennesima volta, inserendosi definitivamente nella scia di quei musicisti neri, quali Prince, Sly Stone e George Clinton, che hanno saputo innovare un genere pur rispettandone la tradizione, e che, come tutti i fuoriclasse, non sbaglia(va)no un disco, nemmeno a farlo apposta.

VOTO: 8

 


 

 

Blackswan, lunedì 14/09/2020

venerdì 11 settembre 2020

PREVIEW

 


Il nuovo album di Keaton Henson “Monument” è un album sulla perdita, e sull'affrontare la perdita di coloro che amiamo, raccontata con dettagli incredibilmente sinceri attraverso gli aspetti della nostra vita che gravitano intorno al trauma stesso, sull'amore, l'invecchiamento, il recupero, la vita, visti attraverso il prisma del dolore.
 
"Monument" è il primo album in studio del cantautore, poeta, artista inglese da "Kindly Now" del 2016. L'anno scorso Henson ha pubblicato l'EP "Six Lethargies".
 
Al disco hanno partecipato Philip Selway dei Radiohead (batteria e percussioni), Leo Abrahams (chitarre) e la compositrice Charlotte Harding (sassofono).

 


 

 

Blackswan, venerdì 11/09/2020

giovedì 10 settembre 2020

TERRA ALTA - JAVIER CERCAS (Guanda, 2020)

 


Un crimine spaventoso sconvolge una quieta cittadina nel Sud della Catalogna: i proprietari dell’azienda più impor­tante della zona, le Gráficas Adell, vengo­no trovati morti, con segni evidenti di feroci torture. Il caso è asse­gnato a Melchor Marín, giovane poliziotto e appassionato lettore, alle spalle un passato oscuro e un atto di eroismo quasi involontario, che lo ha fatto diventare la leggenda del corpo e lo ha costretto a lasciare Barcellona. Stabilitosi in questa piccola regione dal nome evocativo di Terra Alta, crede di aver seppellito l’odio e la voglia di riscatto sotto una vita felice, grazie all’amore di Olga, la bibliotecaria del paese, dalla quale ha avuto una figlia, Cosette. Lo stesso nome della figlia di Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili, il suo romanzo prefe­rito. L’indagine si dipana a ritmo serrato, coinvolgendo temi come il conflitto tra giusti­zia formale e giustizia sostanziale, tra rispetto della legge e legittimi­tà della vendetta. Ma soprattutto Javier Cercas, l’autore di libri memo­rabili come Soldati di Salamina, Anatomia di un istante, L’impostore, racconta l’epopea di un uomo solo che cerca il suo posto nel mondo, e per questo dovrà lottare e mettere a rischio tutto: i valori, gli affetti, la famiglia, la vita. Una narrazione di assoluta tensione psicologica e morale, che diventa romanzo totale.

Un anziano industriale e sua moglie vengono trovati morti nella loro masseria, i corpi orrendamente mutilati. Dell’indagine è incaricato Melchior Marin, giovane poliziotto dal passato turbolento, che in Terra Alta, dove si è trasferito da qualche anno, è finalmente riuscito a farsi una nuova vita. Nonostante gli sforzi profusi dagli inquirenti, però, gli indizi non portano a nulla, e i vertici della Polizia decidono di chiudere il caso. Melchior non ci sta, è convinto che non tutto il possibile sia stato fatto per individuare i responsabili dell’efferato delitto e, contro il volere dei superiori, continua a indagare per conto suo, mettendo a rischio tutto ciò che ha di più caro.

Lo scrittore catalano Javier Cercas, dopo una serie di fortunati saggi romanzati (Soldati di Salamina, Anatomia di un Istante, L’impostore), abbandona la sua comfort zone e si dedica al genere poliziesco, con risultati, come sempre, ottimi. Perché in Terra Alta c’è tanta carne al fuoco e tutta cucinata a puntino.

L’intreccio noir, costruito sullo sfondo di una provincia catalana aspra e legata ad ataviche tradizioni, è ben costruito e, pur restando in un ambito abbastanza convenzionale, si dipana in modo avvincente e con un finale assolutamente plausibile. La trama poliziesca, però, è anche lo spunto per tratteggiare la figura e la vita del Melchior Marin, uomo tormentato dai fantasmi dell’infanzia e della giovinezza, reduce da una vita dissoluta e al servizio del crimine, ex carcerato con la passione per I Miserabili di Victor Hugo, testo, questo, sviscerato a fondo per tutta la durata del romanzo e abbrivio letterario per riflettere sui temi della giustizia, del rispetto della legge e della vendetta.

Il thriller, però, è anche la scusa per tornare a scrivere di quella guerra civile spagnola (e sulla memoria del popolo spagnolo riguardo a quegli anni bui) che, da sempre, è uno dei temi preferiti da Cercas (i luoghi in cui si svolge il romanzo sono quelli della sanguinosa battaglia sul fiume Ebro) e che, nello specifico, rappresentano anche il movente che sta alla base dei tragici eventi.

In definitiva, Terra Alta è un romanzo, di ampio respiro e dalle molteplici sfaccettature, a cui non mancano, tuttavia, i colpi di scena e il ritmo avvincente del più classico dei gialli. Cercas, per concludere, scrive benissimo, con una prosa semplice e asciutta, capace, però, di scavare la superficie per guardare il profondo dell’animo umano. Con risultati sorprendenti.

Blackswan, giovedì 10/09/2020

mercoledì 9 settembre 2020

DROPS OF JUPITER - TRAIN (Columbia, 2001)

 


E’ fuori di dubbio che la fortuna dei Train sia legata soprattutto a una canzone. La canzone in questione s’intitola Drops Of Jupiter e quando uscì, nel 2001, fu un clamoroso successo internazionale, che trainò l’omonimo album in vetta alle classifiche, e vendette, letteralmente, valanghe di copie. Qualche numero per farsi un’idea: il brano arrivò alla quinta piazza di Billboard Hot 100, rimase per cento settimane nella Adult Contemporary Chart, conquistandone la vetta, e scalò le classifiche di mezzo mondo (prima in Canada e Irlanda, decima in Inghilterra, quinta in Australia), aggiudicandosi un settimo posto anche da noi, in Italia.

Un successo clamoroso, e forse il momento più alto nella storia della band, che aveva esordito solo tre anni prima con un disco d’esordio autofinanziato, che però riuscì ad attirare subito l’attenzione di pubblico e critica grazie a tre singoli dal grande impatto radiofonico (Free, I Am e, soprattutto, Meet Virginia). Una discreta partenza per una band fino ad allora sconosciuta e che pagò di tasca propria per poter pubblicare l’album (si parla di un investimento di 25.000 dollari). Un esordio talmente riuscito, ben oltre le aspettative del gruppo, che fece drizzare le antenne alla Colombia, con cui i Train pubblicarono, tre anni dopo, Drops Of Jupiter, il sophomore della definitiva consacrazione.

L’album, come accennato, vendette benissimo e vinse vari dischi di platino, grazie a un filotto di canzoni irresistibili, alla produzione di Brendan O’Brien (mago della consolle già con Bob Dylan, Bruce Springsteen e Pearl Jam) e alla title track, che vinse ben due Grammy Award, come migliore brano rock e come migliore arrangiamento strumentale (che venne scritto da Paul Buckmaster, fidato collaboratore di Elton John). 

Drops Of Jupiter rispecchia fedelmente il suono che ha sempre caratterizzato la musica della band californiana, che s’inserisce fin da subito nel solco tracciato da band come i Counting Crows, reinterpretando però quel rock “americano” con una maggior propensione al mainstream e con più leggerezza. Venata di soul e sostenuta da un sublime arrangiamento d’archi, Drops Of Jupiter è, però, una canzone tutt’altro che leggera. Anzi.

Pat Monahan la scrisse per ricordare la madre, morta di tumore nel 1998. Se è vero che il testo poco lineare lascia aperte anche altre interpretazioni, fu il suo stesso autore a spiegare la fonte della sua ispirazione, sostenendo anche che il primo verso (Now that she's back in the atmosphere With drops of Jupiter in her hair) lo aveva addirittura sognato una notte. Pat si rivolge alla propria madre, con versi struggenti e accorati, come a voler cercare una spiegazione a quello è successo, per lenire il proprio cuore affranto, sperando che lei, lassù in cielo, abbia finalmente trovato la pace. (But tell me, Did you sail across the sun? Did you make it to the Milky Way To see the lights all faded?).

Nel video più famoso della canzone (per la cronaca, il brano fu promosso con ben due video), Pat rivolge spesso gli occhi al cielo, per dare ancora maggior enfasi a domande che resteranno, però, senza risposta (Tell me, Did you fall from a shooting star One without a permanent scar? And did you miss me while you were Looking for yourself out there?).

Dopo Drops Of Jupiter, la carriera dei Train prosegue con alti e bassi, qualche importante successo di vendite (Calling All Angels, dal successivo My Private Nation del 2003), ma un’ispirazione che mostra nel tempo sempre più la corda. Sarà solo l’airplay radiofonico di Hey Soul Sister (da Save Me, San Francisco del 2009) a riportare i Train in vetta alle classifiche di mezzo mondo, con cifre di vendita pazzesche.

 


 

 

Blackswan, mercoledì 09/09/2020