domenica 19 giugno 2011

BIG MAN IN THE SKY


Se alzo gli occhi dal pc davanti al quale sto scrivendo,incrocio lo sguardo di Clarence Clemons.Sta suonando il sax,fasciato da un improbabile paio di  pantoloni di pella nera.Al suo fianco, Bruce Springsteen con la Fender a tracolla,gli appoggia il braccio sulla spalla e lo guarda fra il divertito e l’ammirato.Quest’immagine,che occupa buona parte di una parete del mio studio,è la copertina di Born To Run,che non è solo un grande disco, ma è soprattutto il testo programmatico di una filosofia di vita, il tentativo di dare dignità attraverso il movimento perpetuo della musica e l’epica dell’on the road a quella generazione di perdenti e di sconfitti le cui storie da sempre riempiono i testi e le canzoni del Boss.Artefice del successo di Born To Run, non furono solo Springsteen e la sua idea di musica, ma anche,e forse soprattutto, un gruppo affiatatissimo,la E Street Band,di cui Clemons era l’indiscusso e silenzioso leader.Un nero e il suo sax trascinante alla corte del rock bianco balzavano agli occhi come un particolare fuori contesto,quasi un’inspiegabile contraddizione.E invece, quella presenza imponente,sia dal punto di vista fisico che musicale,fu una delle armi vincenti di Springsteen.Si venne a creare infatti una miscela incandescente di rock da strada in grado di comunicare a tutti,bianchi e neri,attraverso gli accenti funky e jazz del sax di Clemons che facevano da perfetto contrappunto al suono molto roots della band.Un connubio quello fra il Boss e Big Man che è durato quarant’anni,e che trovava la sua forza non solo in una simbiosi musicale perfetta,ma soprattutto in un sincero e affettuoso rapporto di amicizia.Ieri,Clemons è venuto a mancare,sconfitto nella lotta contro un ictus che lo ha colpito settimana scorsa.Aveva 69 anni,ma l’anagrafe non gli impediva di continuare ad essere protagonista negli infuocati live act di Springsteeen,a cui spesso anzi rubava la scena e gli applausi,per quell’innata simpatia che suscitavano i suoi movimenti goffi e il vocione baritonale.Di certo non erano goffe le suo performance al sax,strumento a cui aveva donato un suono divenuto marchio di fabbrica e che letteralmente spremeva in assoli che partivano improvvisi come scatti da centometrista e sbriciolavano l’anima per intensità e passione.Un suono di cui ora vestiremo i nostri ricordi,ma che dal vivo non potremo più ascoltare.E per chi, come me,è springsteeniano dalla punta dei piedi all’ultimo capello in testa,sa con drammatica chiarezza che nulla sarà più come prima.Perchè insieme all’artista e all’uomo,muoiono anche un’epoca,un suono e probabilmente il sogno musicale di tre generazioni di rocker.Oggi per me è un giorno tristissimo e trovare parole che tengano lontano enfasi e retorica è uno sforzo quasi sovrumano.Ma,ne converrete,non sto parlando solo di un’immagine di un poster,ma di un amico che mi ha tenuto compagnia per più di trent’anni.E che c’era sempre,tutte le volte che avevo bisogno del conforto o dell’energia del suo sax.Allora,concludo onorando un amico con le parole di una canzone di Springsteen che adoro e che Clarence ha sempre suonato come se fosse l’ultima volta della sua vita:

“Mi sei rimasto accanto quando tutti gli altri mi voltavano le spalle,si turavano il naso.Ci piaceva la stessa musica,ci piacevano gli stessi gruppi,ci piacevano gli stessi vestiti.Ci dicevano che eravamo i più selvaggi,gli accidenti più selvaggi che si fossero mai visti.Avrei voluto che me lo dicessi,avrei voluto avere l’opportunità di parlarti,solo per dirti addio...Sappi che ti sto chiamando per l’ultima volta,non per farti cambiare idea,ma soltanto per dirti che mi manchi,amico.Buona fortuna e arrivederci,Bobby Jean “

Vola in alto,Big Man,vola in cielo,libero e imprendibile come una nota del tuo sax.Grazie di tutto.

Blackswan, domenica 19/06/2011

sabato 18 giugno 2011

BOLOGNA,ORE 21 :BENTORNATA LIBERTA'

Ieri sera,chi ha avuto la fortuna di collegarsi in streaming sul web e di guardare Repubblica TV ha assistito ad uno spettacolo televisivo fuori dall’ordinario.A Bologna,davanti a circa 20.000 persone si festeggiavano i 110 anni di vita della FIOM,la Federazione Impiegati Operai Metallurgici,uno dei sindacati più importanti e combattivi del nostro paese.Sul palco giornalisti ( Santoro,Travaglio,Vauro,Dandini ) ,cantanti ( Subsonica,Daniele Silvestri,Teresa De Sio ), comici ( Crozza,Guzzanti,Paiella,Benigni) e soprattutto tanta,tanta gente comune.La gente comune che rappresenta l’Italia peggiore,secondo il Mini-stro Brunetta,ma che in realtà è il cuore pulsante del paese.Cittadini vessati dal precariato,dall’esoso prelievo fiscale,da stipendi sempre più simili ad elemosine,che riescono però con la dignità del proprio lavoro e con la propria,purtroppo svilita,professionalità a sorreggere la fatiscente architettura economica di una nazione allo sbando.Persone semplici,storie semplici,drammi di esistenze in bilico,appese al filo di un lavoro che non ha futuro,speranza,progettualità.Ieri,tutte queste persone erano sul palco a raccontarsi,a gridare la propria rabbia,a universalizzare con la propria protesta una precarietà di vite che riguarda tutti,nessuno escluso.Non c’erano politici,ma solo cittadini.Una voce autentica in una televisione finalmente autentica,ipotesi di un’informazione libera e soprattutto nostra.Una televisione in cui per la prima volta si è dato spazio alla cultura e ai veri problemi del paese,che non sono certo i guai giudiziari del premier o il calcio delle partite truccate.Una televisione che parlava di cose importanti in modo semplice,lontana anni luce dal filtro dei parolai di regime,dai condizionamenti della censura,dal giornalismo lacchè dei pennivendoli collusi con la cricca,da quella finzione mediatica che chiamano par condicio e che altro non è che una museruola messa dal potere al dissenso.Ieri,per l’ennesima volta in questi mesi,un popolo, che pareva irrimediabilmente ammansito al dolore e alla rassegnazione, ha alzato la testa, ha reagito all’imbarbarimento etico del belusconismo,ha gridato con voce stentorea ancora SI.SI:questo paese può essere salvato,tutti insieme si può.








Blackswan, sabato 18/06/2011

venerdì 17 giugno 2011

ABROGHIAMO IL PORCELLUM

Amici,killers,fratelli,dopo la bella vittoria al referendum di domenica scorsa,la società civile si prepara ad un’altra,importantissima,battaglia referendaria.Il quesito,presentato dal Comitato per il referendum sulla Legge Elettorale,presieduto dal prof.Passigli,fondatore della Passigli Editore,ha come scopo quello di abrogare una delle legge più vergognose e antidemocratiche promulgata dalla maggioranza berlusconiana,la legge c.d. Porcellum.Un nome curioso,voluto dal suo stesso ideatore,l’esimio ministro ( si fa per dire ) Roberto Calderoli, che dopo aver partorito tale aberrazione giuridica,si affrettò a definirla “una vera porcata”.Chissà quante volte,soprattutto negli ultimi mesi,avrete sentito i politici dell’opposizione riempirsi la bocca sulla necessità di una riforma della legge elettorale.In attesa che oltre alle parole si passi anche ai fatti,ci pensano i cittadini a dare una speranza alla vita democratica di questo paese.Sono soprattutto due i punti aberranti della legge porcellum,con la quale purtroppo siamo costretti a confrontarci tutte le volte che andiamo a votare.Il primo si riferisce alle c.d. liste bloccate,escamotage con il quale Berlusconi ha riempito i posti chiave del governo con le sue favorite,ma impreparate, olgettine :detto in soldoni,i politici non siamo più noi a votarli ma vengono nominati dal partito di appartenenza.Il secondo punto,a grave rischio di costituzionalità,è il c.d. premio di maggioranza:la legge prevede,infatti,che se una coalizione raggiunge una soglia minima di preferenze,le venga attribuito un premio elettorale che vale un 55%,con la conseguenza che una minoranza si trova nella possibilità di governare un paese quando la maggioranza dei cittadini ha votato altro.La raccolta delle firme per l’abrogazione della legge porcellum inizierà la prossima settimana.L’obiettivo è quello di raggiungere le 500.000 firme entro settembre.Poi,ci sarà il consueto vaglio di ammissibilità innanzi alla Corte Costituzionale e quindi,per la prossima primavera il voto.Un’altra battaglia,un altro quorum da raggiungere.

Blackswan, venerdì 17/06/2011

FARNETICAZIONI MINISTERIALI



Brunetta mi ricorda Fonzie,il protagonista della serie televisiva Happy Days.Che cos'hanno in comune i due,vi chiederete,oltre ad essere personaggi partoriti dalla fantasia di uno sceneggiatore televisivo ? Quasi nulla,ovviamente,dal momento che Fonzie era un eroe positivo,era bello,era pieno di donne senza bisogno di pagarle ed era un uomo intelligente e sensibile.Però,come Brunetta,non riusciva a pronunciare la frase " ho sbagliato ".Si fermava sempre a "ho sb..." senza riuscire ad andare avanti.Così anche il nostro Mini-stro,che prima insulta un'intera categoria e poi racconta una versione dell'episodio palesemente falsa,invece di chiedere scusa ed ammettere l'errore,ottiene un'intervista da "Il Fatto Quotidiano " ( testata che aveva messo per prima in rete il video degli insulti ai precari ) per continuare i suoi assalti all'arma bianca,senza retrocedere di un passo.Dimostrando di essere,anche in senso figurato,un uomo dalla statura molto bassa. Sfortunatamente per lui, lo intervista Luca Telese,che è preparato,non si fa intimorire dalle urla e soprattutto fa domande vere.

Blackswan, venerdì 17/06/2011

Il senso della pecora

No, state calmi, non è un post pornografico.
Avete presente il vecchio meccanismo detto "della maggior sfiga"?
E' quel trucchetto per cui quando uno pensa che gli vada tutto male, basta guardare quelli che stanno peggio per sentirsi subito meglio.
La mia personale applicazione del metodo si svolgeva allo stadio.
Quando da ragazzo mi capitava di sentirmi un po' giù, entravo a San Siro dagli ingressi accanto a quelli riservati ai disabili, e hop!
Come per incanto, mi sorprendevo a fischiettare saltellando.
Poi giocava l'Inter degli anni '80 e la festa finiva subito, ma questo è un altro film.
L'incipit serve perchè qualche giorno fa abbiamo assistito tutti all'exploit di Renatino Brunetta, che ha malamente sbroccato davanti ai precari.
Uno vede Brunetta in quelle condizioni, considera che fa il ministro, e conclude che non c'è speranza.
Però poi dal mediterraneo è arrivata la notizia dell'arrivo dell'ennesimo barcone di migranti, con a bordo una quarantina di persone e una pecora.
Attimo di sconcerto: ma perchè una pecora?
Era perchè tra i quaranta c'era anche un bambino piccolo, e la pecora serviva ad allattarlo durante la traversata.
E allora voi capite che a fronte di queste cose Brunetta, Luciano Moggi, Bisignani, le mignottelle di Arcore, ma anche lo stesso Berlusconi retrocedono al rango di problemi minori.
Pseudoproblemi che angustiano le esistenze dorate di noialtri ricchi signori con tre pasti al giorno assicurati, cioè di quel 15 - 20% dell'umanità che non ha fame.
Perchè non c'è dubbio che la figura della pecora a bordo del barcone abbia un sapore biblico, e richiami il ricordo ancestrale dell'epopea dei flussi migratori arcaici, quando interi popoli si muovevano con donne vecchi bambini e, appunto, gli animali, perchè lì dove si andava non c'era certezza di trovarne altri.
C'è anche, a mio parere, una certa grandezza in questo episodio, perchè chi si muove in quel modo rivendica a gran voce il suo diritto ad una vita e ad un futuro per sè e per i suoi.
Ragion per cui mi riesce in realtà anche un po' difficile vedere uomini del genere come dei poveracci nel senso classico del termine.
Vittime delle loro origini, senza dubbio, ma che forza esprimono!
Come i primi albanesi, li ricordate?
Attraversavano l'Adriatico su navi strapiene, alcuni appesi alle catene delle ancore all'esterno dello scafo, e quando scendevano a terra avevano una fierezza nello sguardo che colpiva.
Ora, in questo io non sono vendoliano, e sull'idea di abbracciare tutti i fratelli rom e musulmani ho le mie cautele.
Tuttavia, mi pare fuor di dubbio che questa gente porti linfa ed energia nuove in un paese irrimediabilmente vecchio.
Può darsi che tra qualche anno li si debba ringraziare.
In fondo, se negli Stati Uniti ci fossero rimasti sempre e solo i coloni inglesi, oggi il paese non sarebbe ciò che è.
Sulla Statua della Libertà campeggiano i versi che più o meno dicono "Datemi i vostri poveri, i vostri diseredati ecc. ecc."
Non dico che dovremmo innalzare anche noi la nostra statuetta, ma magari abituarsi all'idea che ci sono anche gli altri, che vanno rispettati e che possono essere addirittura una risorsa, non sarebbe male.
Non mi dispiacerebbe se tra dieci, o venti, o cinquant'anni l'episodio del barcone con la pecora imbarcata per dare latte a un bambino fosse diventata un'icona da libro di storia.
E soprattutto, sarebbe bello se gli italici professionisti del lamento si rendessero conto che essere quelli che ricevono i migranti, anzichè essere i migranti, vuol dire avere avuto in dono dagli dei una botta di culo di prim'ordine.
Il senso della pecora, appunto.

Ezzelino da Romano