Il
pigmalione artistico fra Susan Tedeschi (cantante e chitarrista blues dall’ormai
quasi ventennale carrier) e Derek Trucks (chitarrista, già membro degli Allmann
Brothers Band e nipote del batterista Butch Trucks) ricorda molto da vicino
quello fra Beth Hart e Joe Bonamassa. Due grandi chitarre, due grandi
interpreti femminili, la medesima passione per sonorità che spaziano dal soul
al blues, dal southern rock al R&B. Eppure, nonostante tutte le
similitudini poc’anzi elencate, qualche sostanziale differenza fra le coppie c’è.
La prima è che Susan e Derek sono anche marito e moglie e hanno interrotto le
rispettive carriere (la Tedeschi come solista, Derek a capo della Derek Trucks
Band) per restare vicino e intraprendere insieme il medesimo percorso musicale.
La seconda, sicuramente più importante, è che se Bonamassa e la Hart possiedono
un appeal decisamente più mainstream e graffiano con zampate rock talvolta di grana
grossa, i coniugi Trucks invece lavorano di cesello, sono più attenti alla
produzione e ai suoni, parlano un linguaggio più forbito. Proprio per questo, a
un primo ascolto superficiale, Made Up Mind mi aveva lasciato tiepiduccio. Poi,
armato di cuffie e di tutta l’attenzione necessaria, ho scoperto un altro disco,
ricco di intuizioni, di belle canzoni e soprattutto suonato benissimo. Tanto
che se il precedente Revelator (2011) aveva
ottenuto il Grammy Award per il miglior album blues dell’anno, sono certo che quest’ultimo
lavoro, che gli è superiore, potrà fare anche meglio.
Due chitarre (Tedeschi e
Trucks), due batterie (ricordate i bei tempi della ABB?), una sezione fiati e
un hammond scintillante sono gli elementi distintivi di un suono che ha trovato
l’esatto punto di fusione fra soul, funky, blues e southern rock, tanto da far
dire a Julian Ring, su Rolling Stones US, che in Made Up Mind convivono in
parti eguali sia la Stax che i Muscle Shoals Sound Studios. I due attori principali,
poi, regalano un’interpretazione da Oscar. Derek ha un tocco inconfondibile e
un senso per la misura che lo porta a essere uno dei migliori chitarristi blues
in circolazione. Duro (The Storm) o morbido (All That I Need), slide o
assolazzi, Trucks non perde mai il timone, evita sfoggi di bravura, non
sbrodola note, suona solo il necessario. Dal canto suo, Susan (che è anche un’ottima
chitarrista) è totalmente padrona della propria voce, spazia dal soul al rock
con la semplicità con cui si beve un bicchier d’acqua. In scaletta, undici
canzoni per circa cinquanta minuti di durata, che una volta assimilate, ci spingono
a ripetuti e compulsivi ascolti. Da Idle Wind, che omaggia gli Allman Brothers
Band (sensazioni jazzy e un flauto curiosissimo), al ruvido funky di Whiskey
Legs, che soddisfa la nostra voglia di energia, dal rock blues di The Storm, sporco
e sanguigno (che assolo Derek!), al languido country soul di It’s So Heavy, non
c’è un solo attimo di stanca. Anzi, tra tante vette imponenti, se ne erge una
altissima : Sweet and Low, una ballata gospel, che a mio avviso è tra le
canzoni più belle di questo 2013.
VOTO
: 8,5
Blackswan, sabato 24/08/2013





