mercoledì 5 febbraio 2014

ASGEIR - IN THE SILENCE




Ásgeir Trausti Einarsson, classe 1992, islandese di Laugarbakki, è considerato in patria qualcosa in più di una semplice promessa di talento. Il suo album d'esordio,  Dyro ì Dauðaþögn, è infatti arrivato al primo posto della Tonlist (autorevole classifica non ufficiale dei dischi più venduti in Islanda) così come il secondo singolo estratto dal disco, Leyndarmál (mentre il brano che ha lanciato l'album, Sumargestur, si attestato alla seconda piazza). Un successo, quello conseguito da Asgeir, che non poteva passare inosservato anche fuori dai ristretti confini della piccola isola di ghiaccio. Così, John Grant, leader degli The Czars e autore dello splendido Queen Of Denmark, si è accorto della bravura del giovanissimo genietto nordico e l'ha preso sotto la propria ala protettrice. Grant, che compare anche nel video di King And Cross, ha tradotto in inglese i testi dell'album e ha sponsorizzato l'uscita del disco per il mercato internazionale, facendosi accompagnare da Asgeir durante il suo tour europeo. La vicenda ha avuto una notevole eco, tanto che di questo disco già si parlava da svariati mesi come della next big thing scandinava. Rispetto all'opera in lingua madre, oltre alla possibilità di comprendere i testi, le differenze sono rappresentate soprattutto dagli arrangiamenti più equilibrati e più adatti a un mercato europeo. Il lavoro da tramite tra cultura nordica e occidentale messo in piedi da Grant (che non compare però fra i credits dell'album) si sente, eccome: gli echi della terra dei ghiacci, le notti buie, il sibilare del vento, la neve e il freddo artico sono il sottofondo suggestivo e mai invadente di canzoni ben confezionate, le cui melodie, immediatamente identificabili, rimangono impresse già dopo pochissimi ascolti. Indie pop cantautoriale, un pizzico di folk (la chitarra acustica è un ingrediente costante) e frequenti inserti elettronici sono le caratteristiche principali di una proposta musicale gradevolissima ma che risulta decisamente convenzionale. Le belle canzoni, infatti, non mancano e così i languori malinconici che avevano già caratterizzato l'opera originale. Tuttavia, l'impressione è quella di una musica che, soprattutto i fruitori del circuito indie, non tarderanno a riconoscere come già ascoltata: Bon Iver, Jonsi, Antony e lo stesso John Grant sembrano rappresentare qualcosa in più di una semplice ispirazione artistica. Piccole ingenuità che tuttavia perdoniamo ben volentieri: Asgeir è giovane e deve ancora crearsi una propria autonoma identità. Nonostante ciò, In The Silence fa intravvedere indiscusse qualità vocali e buone idee in fase di scrittura (Higher, King And Cross, Was There Nothing?). Aspettiamo il seguito per un giudizio definitivo: al momento, una sufficienza piena di tutto rispetto.

Voto: 6,5





Blackswan, mercoledì 05/02/2014

martedì 4 febbraio 2014

IL CONTROSANREMO: VAI COI VOTI !





Dopo il successo dello scorso anno non potevamo non provarci un'altra volta. Per cui eccoci qui a lanciare ufficialmente La musica è sempre più blu 2014!

Come nella prima edizione metterò a disposizione un elenco di canzoni da votare per poi selezionarne tre per categoria  e scegliere la canzone vincitrice durante una serata che verrà organizzata a L'OrablùBar.

Ecco in sintesi come funziona:

Scelta dei brani
Abbiamo chiesto ad alcuni blogger e ai diggeis di Radiopanesaleme, che quest'anno diventa la radio ufficiale del Controsanremo, di fornire un elenco di brani divisi per categorie. I brani potranno poi essere votati sul nostro blog.

Tema principale e categorie
Quest'anno, coerenti con il tema da noi scelto da settembre dello scorso anno, le categorie saranno dedicate alle donne per cui si dovrà votare la miglior voce italiana femminile, la miglior canzone italiana dedicata a una donna e la peggior voce femminile italiana
Sarà possibile anche effettuare la scelta dell'ospite straniera.
 
Come votare
Da oggi arà possibile votare grazie al banner predisposto sulla destra del  blog de L'Orablu. Le prime due categoria potranno essere votate fino a domenica 9 febbraio. Il lunedì successivo sarà possibile votare le altre due categorie. Al termine della settimana inizieremo a diffondere le tre canzoni per categorie che andranno alla finale.
 
Serata finale
La serata finale è prevista per sabato 22 febbraio e chi sarà presente a L'OrablùBar potrà essere determinante per la vittoria.


Per cui ora potete votare, votare, votate!!!

Seguite gli aggiornamenti sul blog de L'Orablu e sulle pagine facebook de L'Orablù e di Radiopanesalame
 
SI VOTA QUI

lunedì 3 febbraio 2014

IL MEGLIO DEL PEGGIO - 17^ puntata





Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e integralmente pubblichiamo.


Cari amici, se dovessi dare un titolo alla settimana trascorsa penserei a "Giorni di ordinaria follia". Dalle dimissioni di una irruente De Girolamo alle convulse e febbrili trattative Renzi-Berlusconi per trovare l'accordo definitivo sulla legge elettorale (poi raggiunto, con la soglia fissata al 37% per il premio di maggioranza e lo sbarramento al 4,5%) fino alle botte e agli e insulti in Parlamento tra deputati dei vari schieramenti, in occasione dell'approvazione del decreto Imu-Bankitalia(deplorevole l'immagine dello schiaffo di Stefano Dambruoso di Scelta Civica a Loredana Lupo del M5S). Questi i fatti. Ed è solo l'inizio. Mentre si litiga su soglie di sbarramento e liste bloccate, Antonio Mastrapasqua (alias, Mister 25 poltrone) ora dimissionario dalla presidenza dell'Inps, dichiara stupito a Repubblica": "Io avrei 25 incarichi? Dite pure che sono 45 i miei incarichi ! Chi dice e scrive queste cose non sa nemmeno leggere una visura camerale. Ma se non sanno leggerla, dovrebbero andare da un commercialista a farsi spiegare le cose". Visura camerale...ma di cosa stiamo parlando?!  Da cittadina sono esterrefatta, non tanto per l'evidente conflitto di interessi (Silvietto nostro, del resto, ci ha "abituato" a simili abominii) quanto per la complicità di uno Stato lassista che ha permesso negli anni una simile concentrazione di incarichi in capo ad un solo soggetto e senza sollevare un dito. E poi ci parlano di questione morale...Vergognatevi ! Solo ora, il premier Letta invoca massima chiarezza sul caso Mastrapasqua...ci spieghi come mai anche il suo partito e i sindacati abbiano accondisceso a certe nefandezze e cominci a stanare altri Mastrapasqua che si annidano nella Pubblica Amministrazione e poi riparliamo pure di moralizzazione della politica. Il vero problema è che controllati e controllori sono in simbiosi. E così mentre il maltempo devasta il nostro fragilissimo Paese, si apprende che la cultura italiana sta attraversando uno fra i periodi più bui degli ultimi dieci anni. A  prescindere dalla crisi economica, sempre meno gente visita i musei soprattutto quelli a ingresso gratuito. E non va meglio per i cinema, teatri e concerti. Cosa pretendiamo se è lo Stato stesso ad avere abbandonato la cultura? Un Paese che non investe sulla cultura e sull'educazione si avvia verso il declino. Qualche "solone" in passato disse che con la cultura non si mangia...
Che tristezza.
Buona lettura !

Carlo Giovanardi (NCD) nella trasmissione televisiva "Porta a Porta" fa una rivelazione choc: "Mia figlia stava con un rasta, nero e sposato con un uomo...Quando il giorno dopo mi sono svegliato al pronto soccorso mi ha anche spiegato che si trattava di un matrimonio di interesse, utile a fargli ottenere la cittadinanza." Dio esiste!

Matteo Renzi (PD), a proposito della riforma elettorale: "Sulla legge elettorale, Berlusconi mi ha fatto impazzire. In mattinata ha anche proposto uno strano ballottaggio a tre". Beh, con un viveur come Silvietto cosa si aspettava Renzi?

Ignazio La Russa (Fratelli d'Italia) sulla legge elettorale: "L'Italicum di Renzi? Questo sistema elettorale è una troiata. Dal Porcellum siamo passati al Troiellum". Una raffinata analisi politica.   

Antonio Razzi (FI) alla trasmissione televisiva "Quinta Colonna", incalzato dal giornalista ed ex portavoce del M5S, Daniele Martinelli: " Lei ha detto che Kim Jong- un è un moderato, quando in realtà ha fatto sbranare lo zio da 120
cani". Razzi, ribatte con il consueto italiano maccheronico: "Non è vero, sono tutte bugie. Guarda, se lei parla così offensiva, me ne vado. Io non sono un miracolato, ho sudato. Lei ha mai lavorato? Ha timbrato la cartella? Voi di 5
Stelle, come lo scegliete i deputati? Via computer? Berlusconi non mi ha dato niente, lui è un gran signore, c'è una grande differenza con Di Pietro
". Il "purista" Razzi sbaglia a pensare di non essere un miracolato...e più miracolato di lui chi c'è?! Scilipoti, tanto per non fare nomi.

Mohamed Mobdii, ministro della Funzione Pubblica del Marocco, alla trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora" smentisce di avere dichiarato che Ruby fosse maggiorenne nel 2010, cioè all'epoca delle frequentazioni con l'allora ex premier Berlusconi:" No, non conosco la data di nascita di Ruby. D'altra parte non conosco neanche Karima (il vero nome di Ruby), non so quando ha incontrato Berlusconi e quindi perchè dovrei sapere se era maggiorenne o
no?
". Nei giorni scorsi, in un'intervista al giornale "Al Akhbar", aveva addirittura asserito di avere firmato l'atto di nascita della ragazza. Ora, la smentita. Altro personaggio da cinepanettone.

Cleopatra, lunedì 03/02/2014

domenica 2 febbraio 2014

DISCOGRAFIE : THE JAYHAWKS




Genere: Alternative Country
Periodo Di Attività : 1985 – Ancora In Attività


Per quanto il paragone posso apparire forzato, si potrebbe parlare di Gary Louris e Mark Olson come dei Lennon & McCartney della musica a stelle e strisce. Nella prima metà degli anni ’90, per un paio di dischi almeno, i due sono infatti riusciti a rivitalizzare la scena rock country americana grazie a ottime idee, splendide canzoni e un affiatamento e un gusto per la melodia la cui fonte d’ispirazione traeva linfa vitale dai dischi del quartetto di Liverpool. Un abbinamento quello fra roots e Beatles, che ha retto molto bene per Hollywood Town Hall e Tomorrow The Green Grass, che ha debordato, rendendo il suono troppo smaccatamente pop, in Sound of Lies e Smile, e che è tornato a brillare, per gusto e intelligenza di soluzioni, nell’ultimo, brillantissimo episodio della discografia Jayhawks, Mockingbird Time.
Il gruppo viene formato nel 1985 a Minneapolis (Minnesota) da Mark Olson (chitarra e voce), Norm Rogers (batteria) e Marc Perlman (prima chitarra e poi basso), a cui si aggiunge in seguito Gary Louris (chitarra e voce) che entra subito in sintonia con Olson, con cui condividerà in seguito la leadership. Il primo omonimo disco (praticamente introvabile fino alla ristampa avvenuta nel 2010), prodotto da una piccola casa discografia (The Jayhawks, 1986, Voto: 6), se da un lato denota una creatività ancora acerba e ancora troppo legata alla tradizione country, dall’altro evidenzia un intesa perfetta fra i due chitarristi, bravissimi ad armonizzare i rispettivi timbri vocali che diventeranno ben presto il segno distintivo delle loro canzoni. Nonostante il buon successo dell’album a livello locale,  nessuna major sembra però interessata al sound della band. Nel frattempo, Norm Rogers se ne va (viene rimpiazzato da Thad Spencer) e Gary Louris subisce un grave incidente stradale che lo terrà fuori dai giochi per parecchio tempo. Le canzoni del successivo Blue Earth, rilasciato dalla Twin Tone Records (1989, Voto: 7) sono quasi tutte a firma del solo Olson, e il contributo di Louris si limita alla registrazione delle parti vocali e di chitarra. Acustico e scarno negli arrangiamenti, Blue Earth mette in bella evidenza quel tipico suono Jayhawks che dall’album successivo prenderà forma compiuta: un country rock che parte dalla tradizione ma è capace di impennate creative pop che rendono le canzoni agili, moderne, deliziosamente melodiche. Tra le piccole gemme che impreziosiscono l’album vale la pena ricordare Two Angels, che diventerà in seguito un classico della band, e l’arpeggio paradisiaco di Commonplace Street, esempio mirabile di una moderna rilettura del country-rock, che sfuma in un finale decisamente più rumoroso.




Notati dal geniale Rick Rubin, che li vuole fortemente con sé per la Def American, i Jayhawks perdono l’ennesimo batterista (entra Ken Callahan al posto di Thad Spencer) e firmano il loro disco più bello, Hollywood Town Hall (1992, Voto: 10) che insieme a No Depression degli Uncle Tupelo, August And Everything After dei Counting Crows e The Southern Harmony And Musical Companion dei Black Crowes rappresenta le fondamenta per la rinascita del classico sound a stelle e strisce (guarda caso tutti questi album vengono pubblicati nel giro di un paio d’anni) .
L’attenzione verso le radici è palese fin dalla copertina che cita il primo album dei Crosby, Stills & Nash (il gruppo se ne sta seduto su un divano) e da sonorità che chiamano alla mente i Byrds, i citati CS&N, Gram Parsons e The Band. Ma il suono, seppur radicato, si tinteggia di cromatismi pop mai zuccherini (ecco per la prima volta il sentore beatlesiano) e viene impreziosito da l’interplay vocale fra Olson e Louris (sorretto da controcanti e cori) mai così perfetto, raffinato, intenso. Vengono riletti superbamente due brani da Blue Earth (la citata Two Angels e Martin’s Song), ma il meglio, tra le tante splendide canzoni, arriva con la ballata folk di Waiting For the Sun (la prima hit del gruppo), la neilyounghiana Crowded In The Wings e la superba Clouds, che dimostra una volta di più quanto la miglior freccia all’arco dei Jayhawks sia rappresentata soprattutto dalla capacità di creare melodie senza tempo. Prodotto da George Drakulis, l’album vede fra gli ospiti il leggendario Nicky Hopkins al pianoforte (The Rolling Stones, The Jefferson Airplane) e Benmont Tench (Tom Petty). 




Il successivo Tomorrow The Green Grass (1995, Voto: 8) ripropone la formula del suo predecessore, anche se le canzoni suonano decisamente meno rock a favore di un’impostazione più decisamente pop. Un nuovo batterista, Don Heffington, un nuovo membro (la tastierista Karen Grotberg) e la presenza di alcuni ospiti, Sharleen Spiteri alle voci, Lili Hayden e Tammy Rogers agli archi, e soprattutto Victoria Williams (moglie di Mark Olson e star della scena country-folk americana) contribuiscono ad arricchire gli arrangiamenti e a completare il processo di maturazione di un percorso che finalmente porta ai Jayhawks il successo commerciale e la meritata attenzione mediatica. Anche in questo caso le belle canzoni si sprecano, merito di Olson e Louris, le cui voci sono nuovamente in perfetta simbiosi e le cui penne continuano a scrivere melodie di solare lirismo. Blue, Two Hearts, Bad Times (cover dei Grand Funk Railroad) e Over My Shoulder sono il meglio di un album che convince nuovamente per la facilità disarmante con cui queste canzoni toccano il cuore dell’ascoltatore senza mai sbracare nel melenso.




Qualcosa però all’interno del gruppo si è incrinato: Olson vorrebbe dare un taglio più decisamente country rock alla musica dei Jayhawks, Louris invece preferirebbe continuare a battere una strada più marcatamente pop. Olson, quindi, se ne va, anche perché vuole stare vicino alla moglie, Victoria Williams, gravemente malata di sclerosi. Così Louris prende saldamente in mano il progetto e rimescola le carte della formazione :  entra nella line-up di Tim O' Reagan, batterista e cantante che da quel momento in poi, assieme a Louris e Perlman, farà parte dello zoccolo duro del gruppo. Ai tre e a Karen Grotberg (tastiere) si aggiungono il chitarrista Kraig Johnson e Jessy Greene agli archi. Il risultato è Sound Of Lies (1997, Voto: 6), un disco poco sentito e molto leggero, con parecchi riempitivi, in cui la mano di Louris, e la sua passione mai celata per il quartetto di Liverpool, si fa sentire pesantemente. Con la sola eccezione di Trouble, unica canzone all’altezza dei precedenti, i brani che compongono l’album, pur denotando la classe e l’estro melodico di Louris, appaiono fiacchi e privi di quel fascino a cui contribuiva l’approccio più rock di Olson. 





Il successivo Smile (2000, Voto: 5), nonostante la produzione di un guru, quale Bob Ezrin, è il punto più basso della carriera dei Jayhawks, ormai indirizzati verso un pop molto radiofonico, che ottiene un ottimo ritorno di vendite (I'm Gonna Make You Love Me) ma è carente di qualità e intuizioni. Ormai il gruppo sembra arrivato al capolinea. Ma tre anni dopo, nel 2003, Rick Rubin interviene personalmente per raddrizzare le sorti della band. Mette alla produzione l’inglese Ethan Johns (Kings Of Leon, Laura Marling, The Vaccines, etc) che va a recuperare il suono degli esordi. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il nuovo innesto del duttile polistrumentista Stephen McCarthy. Il disco, intitolato Rainy Day Music (2003, Voto: 7 ) è bello, suonato meravigliosamente bene e finalmente di nuovo ricco di quella vena creativa che aveva contraddistinto le cose migliori di Louris. La slide di Madman, la byrdsiana Stumbling Through The Dark, l’immensa e commovente Will I See You In Heaven, restituiscono ai fans un gruppo nuovamente in salute. 





Nonostante il riavvicinamento tra Louris e Olson, sancito dall’acustico e affascinante Ready For the Flood (2009, voto: 7), bisognerà aspettare altri otto anni prima che veda la luce il nuovo disco dei Jayhawks, e cioè Mockingbird Time (2011, Voto: 8). Una scrittura cristallina, le tasche piene di melodie di facile presa, l’incastro assolutamente perfetto di due voci che sanno toccare il cuore e l’interplay sincronizzato fra chitarre elettriche e acustiche, sono le caratteristiche essenziali di un filotto di quattordici canzoni quasi tutte di livello. Che l’ispirazione sia alta, lo si capisce subito dall’iniziale Hide Your Colors, luminoso pop rock in chiave harrisoniana che nel finale vira inaspettatamente verso il soul. Con  Tiny Arrows  i Jayhawks costruiscono un monumento west coast che non avrebbe sfigurato in  Deja Vù  dei CS&N (acustica, elettrica e slide riempiono meravigliosamente ogni angolo della canzone). Closer To Your Side  e, soprattutto, l’ispiratissima  She Walks In So Many Ways (una vera delizia per le orecchie) citano smaccate e ruffiane i cromatismi chitarristici dei migliori Byrds, mentre High Water Blues è un salto a ritroso nel tempo alla San Francisco dei Jefferson Airplane. La ballata che da il titolo al disco è un agro-dolce richiamo ai REM più acustici, e nonostante un mezzo passo falso (l’incolore Guilder Annie ), in scaletta spunta un’altra ballata incredibile, Black Eyed Susan, che evoca Dylan, cita Parsons e chiude in un crescendo di tensione tra drammatiche note di violino. Mockingbird Time non solo segna un ritorno atteso da troppo tempo, ma ci riconsegna un gruppo in palla come ai tempi di Tomorrow The Green Grass. In attesa di nuovi, emozionanti sviluppi.




Blackswan, domenica 02/02/2014