sabato 4 ottobre 2014
venerdì 3 ottobre 2014
giovedì 2 ottobre 2014
THE MASTERSONS - GOOD LUCK CHARM
I coniugi Masterson, al secolo Eleanor Whitmore e
Chris Masterson, ci avevano impressionato un paio di anni fa con l'uscita del
loro album d'esordio, Birds Fly South. Un debutto, quello, che aveva lanciato
la coppia (entrambi militanti tra le fila della band di turnisti che accompagna
in studio e dal vivo Steve Earle) in vetta alle clasifiche di fine anno del
Killer. Pop e americana a braccetto, la splendida voce della Whitmore (che
anche in questo nuovo lavoro dimostra di essere una delle migliori vocalist in
circolazione), le alchimie vocali fra i due coniugi, una scrittura, quella
di Masterson, in bilico fra acquarello e meditabondi chiaroscuri, sono state, e
sono, il carattere distintivo di canzoni che, pur percorrendo diverse strade,
riescono sempre ad arrivare al cuore. Rispetto al primo album, questo Good Luck
Charm, presenta però alcune piccole novità. La produzione di una vecchia volpe
come Jim Scott (per i meno avvezzi, Scott è l'artefice del successo di
Californication dei RHCP e si è seduto dietro la consolle per artisti del
calibro di Wilco, Counting Crows e John Fogerty), rende infatti i suoni
dell'album quasi cristallini nella loro perfezione, dando una netta sterzata
alla scrittura di Masterson verso un abboccato decisamente mainstream. Ne
deriva che, pur trovandoci di fronte a un buon disco, l'ispirazione dei due
pare intrappolata in schemi assai rigidi, che se da un lato eccitano la
prospettiva di un buon ritorno commerciale, dall'altro non sono stati in grado
di trasmetterci le medesime suggestioni del primo album. Fatta questa
precisazione, è indiscutibile che Good Luck Charm possegga un tiro
comunque superiore alla media e scorra via dalle casse dello stereo con una
disinvoltura così leggera che, ascoltato un paio di mesi fa, ce lo avrebbe
fatto sponsorizzare come disco perfetto per accompagnare le sonnacchiose e
languide movenze dell'estate. Undici canzoni piacevolissime e confezionate con
mestiere, che hanno la loro rampa di lancio nella title track (primo singolo
estratto) posta a inizio scaletta: la melodia zuccherina, l'incontenibile
allegrezza e la voce funambolica della Whitemore trasformano il brano
in una sorta di droga per le orecchie, innanzi alla quale, le dieci
canzoni successive (Closer To You, Anywhere But Here e Time Is Tender, fra le
migliori) appaiono come dosi di metadone che ci confortano nell'attesa di
tornare a schiacciare play sulla prima traccia. In definitiva, Good Luck Charm,
pur attestandosi un gradino sotto (sia a livello emotivo che
compositivo) rispetto Birds Fly South, risulta un disco che non deluderà
le attese di quanti si sono innamorati dei coniugi texani. Ai quali, tuttavia,
mi permetterei di suggerire, di non pensare troppo ai passaggi radiofonici, ma
di entrare in studio di registrazione liberi da ogni condizionamento e
pronti a seguire esclusivamente l'istinto. E' così che ci hanno fatto
innamorare della loro musica deliziosa.
VOTO: 7
Blackswan, giovedì 02/10/2014
mercoledì 1 ottobre 2014
RYAN ADAMS - RYAN ADAMS
Ryan Adams è
da sempre stato uno dei musicisti più prolifici del panorama americano, avendo
inanellato, oltre a svariate collaborazioni, la bellezza di quattordici album
in altrettanti anni di carriera solista. Una produzione ponderosa e metodica
che non sempre però ha saputo produrre buoni risultati. Ryan (da non
confondersi con l'altro Adams, cioè Bryan) è infatti un artista discontinuo,
capace di ottime prove (Gold del 2001 su tutti) ma anche di album non
particolarmente riusciti, come l'insipido Ashes And Fire, ultima fatica in
studio datata 2011. Stupisce, quindi, che da quest'ultimo full lenght, il
chitarrista originario della North Carolina abbia lasciato passare ben tre
anni, come se uno iato più lungo tra un disco e l'altro gli fosse utile a
fare il punto della situazione e a presentarsi con un repertorio più
sostanzioso e consapevole. Ed effettivamente, la pausa di riflessione e
l'attesa hanno prodotto i loro frutti, visto che questa ultima fatica,
intitolata semplicemente Ryan Adams, è un buon disco rock suonato con
convinzione e trasporto. A parere di chi scrive, Adams è sempre stato un ottimo
compositore, anche se dopo tanti anni ho l'impressione che non abbia ancora
trovato un suono che possa essere definito il suo marchio di fabbrica. Così,
l'impressione prodotta da svariati ascolti del disco è quella che Adams
abbia mandato a memoria le intere discografie di Tom Petty e Bruce Springsteen
e abbia fatto una breve sinossi per appassionati. Ciò non significa che l'album
suoni come una sorta di copia e incolla del lavoro altrui, tutt'altro. C'è
sostanza, c'è potenza, c'è un approccio virile alla ballata, c'è il giusto
equilibrio quando il nostro alza il volume degli amplificatori e fa ruggire le
chitarre (il singolo Gimme Something Good è una vera e propria bomba). Manca
solo il tocco personale e le intuizioni compositive che stanno alla base dei
grandi dischi. Tuttavia, l'ascolto è oltremodo piacevole e qui e là spuntano
alcune canzoni davvero riuscite (il citato singolo, Am I Safe, Kim) che fanno
guadagnare ad Adams una più che abbondante sufficienza.
VOTO: 6,5
Blackswan, mercoledì 30/09/2014
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