martedì 4 novembre 2014

GREGG ALLMAN & FRIENDS - ALL MY FRIENDS: CELEBRATING THE SONGS AND VOICE OF GREGG ALLMAN



Con colpevole ritardo di circa sei mesi, mi trovo a recensire questo doppio disco dal vivo tributato alla mitica figura di Gregg Allman. Sono fuori tempo massimo, lo so, ma non volevo perdere l'occasione di segnalarvi comunque un live davvero ben riuscito (la direzione artistica della performance è nelle mani di Don Was), che non può mancare nella discografia di tutti coloro che amano la figura simbolo di una delle rock band più importanti di tutti i tempi. E' la sera del 10 gennaio del 2014, e ad Atlanta, nel mitico Fox Theater (quello che ha dato in natali a One More From The Road dei Lynyrd Skynyrd), l'anno inizia coi botti: Gregg Almann, classe 1947, sessantasei anni appena compiuti, sale sul palco con un consistente gruppo di amici. Lo scopo è quello di autocelebrarsi, di fare il punto su una delle carriere più avvincenti della musica a stelle e striscie. Il fulcro della serata è solo Gregg, la sua musica, il suo hammond, il suo piano, la sua voce inconfondibile. Le canzoni della Allman Brothers Band entrano in gioco solo se sono state composte da lui, mentre la scaletta si nutre prevalentemente di canzoni pescate dai suoi dischi solisti. Come si diceva, Gregg è affiancato da un gruppo di amici affiatatissimi che da vita a una performance di quelle che restano scolpite nel tempo: Jackson Browne, Derek Trucks, Susan Tedeschi, Eric Church, Warren Haynes, John Hiatt, Dr. John, sono solo alcuni degli ospiti che si alternano sul palco col grande tastierista, in attesa di un finale che vede schierata proprio l'ABB, per venticinque minuti da urlo in cui vengono eseguite Dreams e, soprattutto, l'immancabile, Whipping Post. Prima dei colpi d'artificio di fine performance, scorre però un live act godevolissimo, suonato come solo da queste parti si suona, e che vede le sue vette nella prestazione di John Hiatt (una versione graffiante e muscolare di One Way Out) e in quella dei Widespread Panic, che insieme a Derek Trucks, incendiano il palco con la lava blues di Just Ain' Easy e Wasted Words. La versione deluxe del cd contiene anche il dvd con il filmato della serata. Per aficionados.

VOTO: 7,5





Blackswan, martedì 04/11/2014

lunedì 3 novembre 2014

IL MEGLIO DEL PEGGIO






Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e integralmente pubblichiamo.

Tutto è male quel che finisce male (non me ne vogliano gli estimatori di William Shakespeare se ho giocato con il titolo di una sua celebre commedia).
Male, perchè vedere i manganelli ad un corteo di lavoratori che manifestano per il proprio posto di lavoro fa pensare a un irreversibile tracollo dei valori democratici. Come se i fatti accaduti nel 2001 al G8 di Genova fossero stati il frutto di una suggestione collettiva. 
"Basta slogan, Leopolda e altre cazzate", urla Maurizio Landini, presente alla manifestazione Ast a Roma. E dopo il furore, ritrovarlo mite al cospetto di un ipocrita Premier, in un clima di surreale giovialità, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Avrei voluto, invece, vederlo ruspante e incazzato a interrompere questo asfissiante e insopportabile spot renziano. Peccato.
Male, perchè un inutile e caricaturale Ministro dell'Interno, per l'ennesima volta, tenta di scaricare su altri il peso delle proprie responsabilità. Chi abbia dato l'ordine di caricare i manifestanti e cosa non abbia funzionato saranno lo spunto per il quarto segreto di Fatima.
Male, perchè una petulante e inopportuna Pina Picierno, eurodeputata (sic) del Pd, sta facendo perfino rimpiangere le Carfagna di un tempo.
Male, perchè se certe cose le avesse dette Berlusconi, finiva tutto a carte quarantotto.
Male, perchè cominciamo ad averne abbastanza di liste di proscrizione e di faide interne al Movimento 5 Stelle.
Male, perchè Stefano Cucchi è morto senza un motivo, come se nulla fosse accaduto. Una sentenza della Corte d'Appello di Roma ha assolto tutti. Poco importa se l'esultanza degli imputati assolti si mescola all'indicibile sofferenza di una famiglia il cui congiunto è morto senza dignità, mentre si trovava nelle mani dello Stato. "Colpe? Si guardi in famiglia", puntualizza il sindacato di polizia Coips. Andate in pace, ingiustizia è fatta.
Male, perchè, nel nostro ordinamento, la tortura non è ancora inquadrata come reato e le forze dell'ordine non sono dotate di un codice identificativo.
Male, anzi malissimo, perchè nessuno appare più credibile e il buongiorno si vede dal mattino.

Pina Picierno (Pd) replica a Susanna Camusso, secondo la quale Renzi si trova a Palazzo Chigi per volere dei poteri forti: "Sono rimasta alquanto turbata dalle parole di Camusso che dice che Renzi è al governo per i poteri forti. Potrei ricordare che la Camusso è eletta con tessere false o che la piazza di sabato è stata riempita con pullman pagati, ma non lo farò".

Matteo Renzi: "Se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale che ha attraversato gli ultimi vent'anni, in nome della purezza delle origini, faccia pure: non mi interessa...Io sono per il cambiamento che è nel dna della sinistra. E a casa mia la sinistra che non si trasforma, si chiama destra".

Matteo Renzi, al dirigente Fiom, Rosario Rappa, ferito durante la carica delle forze dell'ordine : "Venga qui, mi faccia vedere i punti in testa. Anzi, li faccia vedere a Delrio che è medico, ahahah".

Carlo Giovanardi (NCD), a proposito della sentenza su Stefano Cucchi: "Spacciava per vivere, bisogna stare lontani dalla droga. Agenti penitenziari vittime, sono stati criminalizzati...E' morto perchè non lo hanno curato e non gli hanno dato da bere e da mangiare quando faceva lo sciopero della fame".

Cleopatra, lunedì 03/11/2014



domenica 2 novembre 2014

BIG DADDY LOVE – THIS TIME AROUND



Amore a primo ascolto per questi cinque ragazzi provenienti da Western, North Carolina. Amore per un suono, clamorosamente americano, ma anche amore per una band che sa rileggerlo con gusto personale e una buona dose di originalità. In circolazione dal 2008, i Big Daddy Love hanno all’attivo quattro album in studio (compreso quello di cui stiamo parlando) e un live datato 2013 (Live At Zyggy’s), in cui propongono una miscela che loro stessi definiscono Appalachian Rock. Già, perché nonostante provengano dal North Carolina, stato americano che ha dato i natali a tanti gruppi di matrice prevalentemente folk e bluegrass (Avett Brothers, Chatam County Line, etc) i nostri, pur non disdegnando i suoni delle radici, premono il piede soprattutto sull’acceleratore del rock (per intenderci: una delle cover che fa parte della loro scaletta live è Sweet Child O’ Mine dei Guns n’ Roses). This Time Around è quindi composto da dodici canzoni dall’ossatura quasi esclusivamente elettrica, in cui il rock propriamente detto si fonde con sonorità blues e accenti country, e in cui la Stratocaster di Joseph Recchio, sempre in bella evidenza, e una certa propensione alla jam ci ricordano che da queste parti ha lasciato la propria influenza anche l’Allman Brothers Band. Ma il segno distintivo dei Big Daddy Love è la presenza fra le fila del quintetto di un banjoista stratosferico, Brian Swenk, che determina col proprio strumento quello che è il marchio di fabbrica del gruppo. Il banjo si contrappone alle chitarre, le asseconda, duetta, crea le stratificazioni sonore da cui decollano le sei corde e ruba la scena prendendosi lo spazio per tecnicissimi assolo, in un interplay tanto equilibrato quanto suggestivo. Il risultato finale è un disco che non perde un colpo dalla prima (il rock blues spigoloso di Nashville Flood) all’ultima canzone (la title track, una ballata agrodolce che ci conduce nel cuore dell’America sudista): in mezzo un repertorio musicale con un filo conduttore ben delineato, ma al contempo assai variegato. Troverete quindi il gospel elettrico di Kerosene (Allman docent), il rock’n’grass (!) di Smoke Under The Water (ascoltate che tecnica possiedono questi ragazzi!), il reggae al banjo di Home No More e Every Other Day, superlativo ballatone elettrico in cui banjo e chitarra elettrica si rincorrono per ben sette minuti di autentica goduria. Sono pronto a scommetterci la ghirba, che This Time Around riuscirà a entrare nel cuore sia di coloro che amano un suono più decisamente roots che di quanti, invece, apprezzano sonorità più marcatamente rock. Una sorpresa, un super disco.

VOTO: 8




Blackswan, domenica 02/11/2014

sabato 1 novembre 2014

CROBOT- SOMETHING SUPERNATURAL




Drizzino le antenne tutti gli amanti dell’hard rock, perché questa nuova fatica dei Crobot riserverà loro davvero una piacevole sorpresa. Questo quartetto di stanza a Pottsville, Pennsylvania, è in circolazione dall’estate del 2008. Dopo un’Ep uscito nel 2012 (The Legend Of Spaceborne Killer) recensito molto bene dalla critica specializzata, i Crobot sono entrati nuovamente in sala di registrazione e hanno dato alle stampe, pochi giorni fa, il loro primo full lenght. I ragazzi non hanno tutte le rotelle al loro posto, dal momento che si ostinano a sostenere di non essere umani ma alieni provenienti dallo spazio. Da qui, il nome della band e certi estemporanei (e risibili) inserti elettronici, volti a creare suggestioni dal sapore fantascientifico. Anticipato da un singolo bomba intitolato Nowhere To Hide (brano che ha scalato le classifiche dei più importanti programmi radiofonici americani), Something Supernatural, a prescindere dalle velleità “spaziali” della band, è un cazzutissimo disco di solido hard rock che vi terrà incollati allo stereo per ripetuti ascolti. Siamo dalle parti di sonorità che inevitabilmente si richiamano agli anni’70 (a questo punto pare scontata la citazione dei Led Zeppelin), rilette però con passione e con un entusiasmo filologico che ha indotto molti ad accostare questi quattro ragazzi ai Wolfmother del disco d’esordio. In realtà, il suono vira talvolta verso certi afrori southern, che ci permettono un accostamento, non troppo azzardato, ai Black Crowes più duri (il singolo sopra citato ne è l’esempio più lampante). Groove trascinanti, il consueto debordante utilizzo di riffoni pesi e assoli al fulmicotone, e soprattutto la voce davvero notevole Brandon Yeagley, uno che se la può giocare tranquillamente con tutti i migliori vocalist di genere, Myles Kennedy in testa. 

VOTO: 7





Blackswan, sabato 01/11/2014

DALLA PARTE DELL'HORROR !