giovedì 24 dicembre 2015

VOTA IL TUO DISCO DEL 2015





Come sempre fine anno porta con sé il tempo dei bilanci. Quindi, viene spontaneo domandarsi: qual è il miglior disco del 2015? Per le classifiche del killer c’è ancora qualche giorno di tempo. Il vostro disco, invece, potete votarlo subito, cliccando sull’elenco posto alla destra della pagina. Per motivi di spazio ho ristretto la cerchia dei candidati a una quindicina di titoli che coprissero il più ampio spettro di generi possibile. Mi scuso fin da ora per tutti quei bei dischi (tanti) che non ho inserito nel sondaggio, ma spero che riusciate comunque a individuarne qualcuno di vostro gradimento. Vi ricordo che la scelta è multipla e che potete votare fino al 27/12/2015.




Blackswan, giovedì 24/12/2015

martedì 22 dicembre 2015

THE SHEEPDOGS - FUTURE NOSTALGIA



Dopo aver ascoltato il quinto full lenght a firma dei canadesi Sheepdogs, la prima cosa che mi è venuta voglia di fare è cancellare la parola Future dal titolo. E poi, riscrivere almeno altre dieci volte la parola Nostalgia. Il gruppo originario di Saskatoon regala infatti alle nostre orecchie il disco più vintage dell'anno, in perfetta linea con una  passione filologica consolidata fin dagli esordi della band, datati 2007. Diciotto tracce, per circa cinquanta minuti di musica, in cui viene citato quasi tutto lo scibile americano risalente agli anni '70: a ciascun ascoltatore, il compito, non particolarmente arduo, di individuare le fonti di questo piccolo zibaldone di storia del rock a stelle e strisce. Dal rock californiano al rock blues più arcigno fino agli afrori black del suono sudista, in Future Nostalgia compaiono in ordine sparso Allman Brothers Band, Crosby, Stills & Nash, Creedence Clearwater Revival e chi più ne conosce, più ne citi. Sferraglianti chitarre al vento a dare pienezza al suono e un gusto per la melodia radiofonica sono le armi vincenti di un disco che si fa ascoltare volentieri, anche se si perde un po’ in un finale sfilacciato, e che comunque, è fuor di dubbio, fa venire voglia di abbassare il finestrino dell'auto, premere il piede sull'acceleratore e puntare verso l'orizzonte, volume dello stereo a manetta. Un paio di brani graffianti in quota rock blues e taglio southern a iniziare la giostra (Gonna Be Myself e Really Wanna Be Your Man), e poi, ad alternarsi, melodie irresistibili (la soul ballad, Jim Gordon), mid tempo bluesy (Bad Leutenant), la California dei CS&N (Help Us All e Plastic Man), hard rock ruffiano (Back Down), space folk (Jim Sullivan) e una strana (perchè fuori contesto) ballata soul che ricorda, un pò troppo, Dancing In A Moonlight dei Toploader (Nothing All Of The Time). Tutto divertente, ma nulla di memorabile. Semmai, come si diceva, nostalgia a palate e un suono vintage seventies, che non si schioda di un decibel da quello originale. Tanto che, occorre fare molta attenzione: al terzo ascolto vi verrà voglia di farvi crescere i basettoni e indossare zeppe e zampe di elefante. Con buona pace del futuro (e di quarant'anni di storia).

VOTO: 6,5





Blackswan, martedì 22/12/2015

lunedì 21 dicembre 2015

IL 2015 IN DIECI CANZONI - Quinta Parte




In attesa della consueta Super Classifica di fine anno, vi propongo, a puntate e in ordine sparso, le dieci canzoni che hanno caratterizzato il mio 2015. Canzoni finite sul mio ipod il giorno del primo ascolto e mai più uscite. I gusti sono, come sempre, personalissimi, ma non è escluso che qualcuna di queste possa essere condivisa.


Buon Ascolto!
Blackswan, lunedì 21/12/2015

domenica 20 dicembre 2015

THE APARTMENTS – NO SONG, NO SPELL, NO MADRIGAL



Sono passati diciotto lunghissimi anni prima che Peter Walsh decidesse di emergere dalla coltre ascetica nella quale si era nascosto, per tornare finalmente a rivedere la luce, a respirare musica.  Quattro dischi, nel corso degli anni ’90, avevano trasformato gli Apartments in una band di culto, amata soprattutto da quei cuori malinconici grati ai languori della penombra. Come un Burt Bacharach dalle movenze notturne, Peter Walsh declinava un pop dalle trame dense, spesso arrangiate per archi e fiati, e dai testi amari e mai condiscendenti. Poi, quando, nel 1997, esce Apart, per Walsh tutto cambia, la vita si impone prepotentemente sulla musica e il mood malinconico delle canzoni viene spazzato via dall’urlo senza requie della tragedia: la malattia del figlio, il calvario, il lutto. Gli Apartments svaniscono, Walsh si richiude in se stesso, per cercare una cura alle proprie ferite interiori. Ci vuole tempo perché l’arte riesca a metabolizzare il dolore della perdita, a lenire un destino che non da scampo alla speranza. Ci sono voluti esattamente diciotto anni per riuscire a scrivere otto canzoni che chiudano in conti con il passato. Otto canzoni che non sono plumbee e contrite come ci sarebbe potuto aspettare, ma che nemmeno celebrano con enfasi una rinascita. No Song, No Spell, No Madrigal ha invece il passo di un uomo che torna a camminare sulle proprie gambe, ad attraversare quei boulevard parigini che erano i luoghi di una giovinezza ormai lontana. C’è grazia, e misura, e una nota sottostante di nostalgia, che nasce da un incanto perduto, da una passione non obliata, ma solo stemperata dall’età adulta. La tensione non è mai invasiva, non viene imprigionata dallo struggimento. C’è semmai uno sguardo che si scioglie in un sorriso triste, quello sguardo affettuoso e consapevole con cui la maturità si guarda dietro le spalle, ricordando i giorni andati, con pacatezza. Non ci sono lacrime in No Song, No Spell, No Madrigal, ma un’eleganza espressiva che rende sostanziale la perfezione della forma, con la consapevolezza che per raccontare il dolore, bisogna soprattutto saperlo scrivere bene. Delle otto canzoni che compongono la scaletta non ve n’è una, mi pare, che non sia decisiva, che non sappia raccontarci una storia, che non finisca per trovare riparo nei nostri cuori. Le poche note di piano che innescano il crescendo di Twenty One, la marmellata amara dal retrogusto eighties di Black Ribbons, il pulsare romantico della title track, la consanguineità ai Blue Nile di Paul Buchanan della straordinaria Looking For Another Town sono alcune delle cose più emozionanti ascoltate quest’anno. Canzoni che spingono l’inaspettato ritorno di Walsh verso il novero ristretto dei migliori dischi del 2015.

VOTO: 9





Blackswan, domenica 20/12/2015

SONIC TEMPLE