giovedì 11 aprile 2019

PREVIEW




Diviner è una album profondamente emotivo: generoso dal punto di vista lirico con il suo tono candido e consapevole, l’album è dotato di melodie che risuonano nella memoria. Diviner suona come una partenza sorprendente dai precedenti lavori di Hayden Thorpe con i Wild Beasts e come qualcosa di nuovo nel panorama attuale.
L’album è stato scritto in un periodo di cambiamento, tra California, Cornovaglia e la sua casa londinese. Quest’ultima ha avuto una funzione uterina permettendogli di scoprire la sua nuova vita, la sua storia e il suo sistema di valori. “La mia età adulta era basata su un certo sistema di valori, una band, una famiglia. Quando è cambiato completamente, ho dovuto trovare un nuovo rifugio per questo fantasma,” Thorpe afferma. Ma la sua fiducia nei brani in quanto entità trasformative lo ha fatto andare avanti. “Credo che le canzoni abbiano delle proprietà guaritrici,” afferma. “Le canzoni sfidano il tempo, non erodono o snaturano, vengono con te e si riformano nella tua mente quando hai bisogno di loro.”

“Ho rotto con me stesso. Si tratta quindi di un break-up album, ma non su una relazione. È una rottura con il proprio io del passato, è una rottura con l’idea vecchia di te stesso, e quindi con ogni relazione, di qualsiasi tipo, che hai mai avuto”
Nel corso dell’album, la voce di Thorpe è una guida luminosa – accompagnata da intrecci di piano, chitarre ambient e line di basso propulsive – il suo sound è ancora più sciolto, come se Hayden avesse trovato una nuova voce interiore, un nuovo modo di utilizzare il suo strumento.





Blackswan, giovedì 11/04/2019

mercoledì 10 aprile 2019

BONNIE TYLER - BETWEEN THE EARTH AND THE STARS (Earmusic, 2019)

Diciamoci la verità: di Bonnie Tyler si ricordano tutti quasi solo per It's a Heartache, la canzone del 1979 che le diede fama internazionale, e per quella super hit del 1983, intitolata Total Eclipse Of My Heart. Non che la cantante gallese non abbia fatto più dischi, anzi è verissimo il contrario; tuttavia, quella risonanza mediatica e quel successo realmente planetario (Faster Than The Speed Of Night, che conteneva anche una discreta cover di Have You Ever Seen The Rain dei Creedence fu disco d’oro addirittura ad Hong Kong) le sono poi sfuggiti di mano.
Il motivo sta nel fatto, probabilmente, che Bonnie è sempre stata una grandissima interprete (una sorta di Rod Stewart in gonnella) ma da un punto di vista compositivo è sempre dovuta ricorrere ai buoni offici di qualche valente autore o ha puntato su reinterpretazioni di celeberrimi brani altrui. Se, dunque, la sua voce, quel timbro roco e graffiante, è sempre stata perfettamente riconoscibile, tanto da diventare una sorta di marchio di fabbrica, da un punto di vista artistico non ricordiamo nulla di veramente memorabile, a parte le canzoni poc’anzi citate.
Al diciassettesimo disco in studio della sua carriera, le cose, ovviamente non cambiano, e quello che è stato il filo conduttore di tutti i dischi precedenti trova l’ennesima riconferma anche in Between The Earth And The Stars. Che non è un brutto disco, per carità, e che vede anche la partecipazione di qualche famoso collega (Rod Stewart duetta con Bonnie in Battle Of The Sexes) con cui la gallese si trova perfettamente a suo agio (gli altri sono Cliff Richard in Taking Control e Francis Rossi in Someone’s Rockin’ Your Heart). Il fatto è che questi quattordici brani sono come un piatto tecnicamente ben cucinato, ma che non trova mai quella spinta di gusto che faccia veramente la differenza.
Il risultato, quindi, è un pop rock dal piglio radiofonico che suona prevedibile e, poiché in controtendenza alle mode, anche assai datato. Ormai vicina ai settant’anni, la Tyler continua a cantare bene e non ha perso un grammo della grinta dei giorni migliori. Ma Between The Earth And The Stars, per quanto piacevole, è il classico disco prescindibile, di cui, credo, solo pochissimi sentivano la necessità.

VOTO: 6





Blackswan, mercoledì 10/04/2019

martedì 9 aprile 2019

PREVIEW




Prodotto da John Congleton (St Vincent, Sharon Van Etten, Chelsea Wolfe) e registrato nei leggendari EastWest Studios (Brian Wilson, Ozzy Osbourne, Iggy Pop), il sequel di Bloodsweat, il loro album di debutto del 2016, è in uscita il 7 giugno e sarà composto di dieci brani. Il primo singolo è “New Comedown”, accompagnato anche da un video che potete vedere a fondo pagina.
“Scrivendo New Comedown, molti temi e molti colori venivano alla luce, quindi abbiamo pensato che la cosa migliore fosse finalizzare i versi una volta entrati in studio,” osserva il frontman della band, Brandon Blaine. “L’energia, l’urgenza e l’eccitazione non avevano paragoni: abbiamo catturato un fulmine e l’abbiamo intrappolato nella registrazione.”
I Plague Vendor sono Blaine (voce), Michael Perez (basso), Luke Perine (batteria e percussioni) e Jay Rogers (chitarra). Un’intrepida etica del lavoro e le esibizioni live straordinariamente fisiche hanno fatto guadagnare al gruppo californiano una fan base agguerrita e un posto d’onore nel roster della Epitaph. Attualmente si trovano in tour negli Stati Uniti, di supporto a All Them Witches.
By Night vede i Pleague Vendor allungare e deformare le loro canzoni, scoprendo un impietoso senso di tensione e di apprensione che porta tutto al limite. L’album cattura la sensazione di rovina e rigenerazione, di carisma e catastrofe, e di tagliare la notte con nient’altro che pura elettricità. Con la precisissima produzione di Congleton, hanno trovato la loro strada tra il suono potente ma troppo pulito e le coinvolgenti ma ormai vecchie reinterpretazioni di classici album punk/rock dei Sessanta e dei Settanta. L’incoraggiamento di Congleton ha anche portato i Pleague Vendor verso cose che non hanno mai fatto: suoni di basso effettati con chorus in onde infinite, fulminei lampi di synth, drum machine motorik che suonano non umane e umane al tempo stesso, e persino una sezione d’archi.
Se Bloodsweat era un urlo primordiale, By Night è un attacco di precisione.





Blackswan, martedì 09/04/2019

lunedì 8 aprile 2019

IL MEGLIO DEL PEGGIO



Di Maio e Salvini, rivali in politica e a quanto pare anche nel gossip. Alla recente (e forse non ultima) liaison dello scapolo d'oro del momento con la giovane figlia del discusso Denis Verdini, risponde l'altro vice premier con una fidanzata nuova di pacca.
Uno (Salvini) con il piglio da sciupa femmine si fa vedere alla prima del film Dumbo mano nella mano con la sua ultima conquista, l'altro (Di Maio), accantonata la fase del giovanotto tutto casa e chiesa, si fa immortalare a Villa Borghese in camporella, in piena tempesta ormonale. Tutto normale, è l'amore. Peccato che alla dittatura dell'apparire ormai non si sottrae più nessuno. Mostrarsi con le fidanzate o regalare momenti di intimita' ai social, pare sia diventata l'ultima frontiera della politica. 

Nell'eterna contesa politica tra Lega e M5 Stelle anche il gossip fa la sua parte. Ergo, se Salvini è apparso sui rotocalchi rosa con la nuova fiamma, Di Maio non può essere da meno. Piccoli politici crescono, dunque, e sul web in modo particolare. A colpi di clic, si intende. Più sono i followers, più sei fico. Come una Chiara Ferragni qualunque. Più influencer che politici di razza: è il segno dei tempi. Così ci stiamo abituando ad apprendere dai social che il ministro degli Interni mangia i tortellini emiliani al ragù di salsiccia, alla faccia della pancia, o che è ghiotto di crêpes alla Nutella. 

Pure Dibba (Alessandro Di Battista) ci ha fatto sapere in rete che il "palazzo" gli fa venire le bolle e che si è dato alla falegnameria. È un grande reality dove la spettacolarizzazione della vita privata è divenuta un imperativo categorico a cui pochi sanno resistere. Il fatto è che la politica non è spettacolo. Non dovrebbe esserlo, ma la deriva appare ormai inarrestabile.

Cleopatra, lunedì 08/04/2019

domenica 7 aprile 2019

PREVIEW




The Raconteurs – Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence, and Patrick Keeler – hanno annunciato la pubblicazione del loro attesissimo terzo album, HELP US STRANGER (Third Man Records/[PIAS]). La band, vincitrice del GRAMMY® Award, non si riuniva per pubblicare un disco da dieci anni.  HELP US STRANGER vede i Raconteurs riprendere la loro spinta per portare il Rock‘n’Roll avanti nel futuro, con riff prodigiosi, potenza blues, psychedelia sinuosa, Detroit funk e Nashville soul grazie al songwriting senza compromessi di Benson e White e la compatezza della band. Sono tornati quando il mondo più ha bisogno di loro, uniti e rinforzati da energia infinita e uno spirito collettivo che opera al massimo dei poteri per creare ancora una volta un suono rabbioso, possibile solo quando tutti e quattro I membri si riuniscono.
White e Benson hanno scritto tutte le canzoni di HELP US STRANGER con l’eccezione di una cover, “Hey Gyp (Dig The Slowness)” di Donovan. Registrato ai Third Man Studios di Nashville, TN, l’album è prodotto da The Raconteurs con l’aiuto dell’ingegnere Joshua V. Smith. L’album vede la partecipazione anche di amici di vecchia data e collaboratori quali il tastierista/polistrumentista Dean Fertita (The Dead Weather, Queens of the Stone Age) e Lillie Mae Rische con sua sorella Scarlett Rische. L’album è stato mixato da Vance Powell e The Raconteurs al Blackbird Studios di Nashville.




Blackswan, domenica 07/04/2019