lunedì 12 agosto 2019

PREVIEW



“Kids in ‘99” è stata scritta per commemorare i tre ragazzi di Seattle che nel 1999 hanno perso la vita in seguito all’esplosione del gasdotto dell’Olympic Pipeline a Bellingham, Washington. “Nel 1999 vivevo a Bellingham e l’esplosione dell’Olympic Pipeline mi ha davvero sconvolto”, commenta il frontman Ben Gibbard. “Dopo tutti questi anni penso sia giunto il momento che questa tragedia abbia la sua canzone folk”.
Oltre a “Kids in ‘99” e “Blue Bloods”, prodotte da Peter Katis (The National, Interpol, Kurt Vile), l’EP include anche “To The Ground” e “Before The Bombs”, prodotte da Rich Costey durante le registrazioni dell’acclamato nono album in studio “Thank You for Today”, e “Man in Blue”, autoprodotta dalla band.
Nati nel 1997 e pubblicato nel 1998 l’incredibile album di debutto dal titolo “Something About Airplanes”, i Death Cab for Cutie sono diventati in breve tempo una delle più convincenti e creative realtà della scena indie rock internazionale. Nel 2005 la band debutta su Atlantic Records con il quinto album in studio dal titolo “Plans” (trainato dai singoli “Soul Meets Body” e “I Will Follow You Into The Dark”) che viene certificato platino a pochi mesi dall’uscita. Con “I Will Follow You Into The Dark” e “Plans” la band ha ricevuto le prime nomination ai GRAMMY®, rispettivamente nelle categorie “Best Pop Performance By Duo Or Group With Vocals” e “Best Alternative Album”. “Directions”, DVD del 2006 strettamente legato a “Plans”, ha portato una nuova nomination alla band nella categoria “Best Longform Music Video”.
L’album del 2008 “Narrow Stairs” ha debuttato alla posizione #1 della classifica SoundScan/Billboard 200 e fatto guadagnare alla band altre due nomination ai GRAMMY® come “Best Alternative Album” e “Best Rock Song” (con la hit “I Will Possess Your Heart”). L’EP “The Open Door” del 2009 ha regalato alla band la terza nomination consecutiva ai GRAMMY® nella categoria “Best Alternative Album”. Nel 2011 arriva l’album “Codes And Keys” e con lui la quarta nomination consecutiva come “Best Alternative Music Album”.
L’ottavo album in studio dei Death Cab for Cutie, “Kintsugi”, ha debuttato alla prima posizione delle classifiche “Top Alternative Albums” e “Top Rock Albums” di Billboard e ha ricevuto una nomination ai GRAMMY® nella categoria “Best Rock Album”.





Blackswan, lunedì 12/08/2019

sabato 10 agosto 2019

ATTICA LOCKE - TEXAS BLUES (Bompiani, 2019)

Lark è una manciata di case a ridosso delle paludi, una cittadina dimenticata dal tempo e dal progresso. È tagliata in due dalla Highway 59: di qua c'è la tavola calda di Geneva Sweet, dove servono limonata dolcissima e pesce gatto fritto da mangiare seduti al bancone insieme a neri che in altri locali verrebbero cacciati; di là c'è una grande casa in perfetto ordine, tetto a cupola e staccionata bianca intorno, la dimora dei Jefferson, la famiglia più potente della zona. Come accade spesso nel Texas orientale, solo pochi metri separano mondi molto lontani. Un giorno due corpi affiorano dal bayou: erano un avvocato di colore di mezza età arrivato da Chicago e una giovane donna bianca del posto. In apparenza un caso già chiuso, l'ennesimo crimine a sfondo razziale che tutti dimenticheranno presto. Ma Darren Mathews, appena arrivato a Lark, capisce in fretta che niente è come sembra, lui che incarna una suprema contraddizione: un ranger nero che deve difendere la legge e dalla legge difendersi.

Un ranger texano sospeso dal servizio e dedito all’alcol, un moglie in cerca di verità, due omicidi apparentemente collegati, una chitarra da restituire in nome di un’antica amicizia, una cittadina situata nel buco del culo del Texas, la fratellanza ariana, il bayou, il pesce gatto fritto, il bourbon, la birra ghiacciata.
Questi sono gli elementi che compongono Texas Blues, un romanzo che ha le sembianze del poliziesco, che intriga grazie a un ottimo ritmo, a un susseguirsi di colpi di scena e un finale, ulteriore alla risoluzione del caso, davvero inaspettato.
In realtà, la scrittrice texana Attica Locke, qui alla sua quinta prova, non si limita a tratteggiare una solida storia noir, ma dipinge semmai un appassionato affresco della propria terra. Un luogo, come diceva Joe Lansdale, che è soprattutto “uno stato mentale”, crocevia di disarmanti contraddizioni, dove tutto è bianco o nero, ricchezza smisurata e povertà assoluta, modernità e inveterate tradizioni, razzismo geneticamente radicato e lotta per conquistare e affermare la propria dignità di essere umano. Ma anche una terra che evoca ricordi, che crea legami indissolubili, che mescola il sangue in amori impossibili, che commuove di fronte all’aspra bellezza del paesaggio.
La prosa della Locke è asciutta e diretta, eppure è attraversata da momenti di quell’appassionato lirismo di chi, pur consapevole del mondo spietato in cui è cresciuto, non smette, nemmeno per un istante, di amarlo.
A far da colonna sonora al romanzo è, come intuibile dal titolo, il blues: non solo una musica, ma il canto di un aedo che narra l’epica di tante vite ai margini, a cui (forse) solo l’amore saprà dare redenzione.

Blackswan, sabato 10/08/2019

venerdì 9 agosto 2019

SOUTHERN AVENUE - KEEP ON (Concord, 2019)

Sono passati due anni dall’omonimo esordio datato 2017, e finalmente i Southern Avenue sono riusciti a guadagnarsi l’attenzione del pubblico e della stampa specializzata. Già, perché il primo album, per quanto splendido, era passato, almeno alle nostre latitudini, quasi sotto silenzio. Keep On, che segna il passaggio del combo dalla Stax alla Concord Records, conferma tutte le cose buone e le aspettative che avevamo sui Southern Avenue, band che si propone come una delle realtà più interessanti in circolazione quando c’è da rileggere un suono classico con spunti di originalità.
Quale sia il piatto forte della casa è chiaro fin dal nome del gruppo: la Southern Avenue attraversa Memphis (Tennesse) da est a ovest, fino a prendere il nome di McClemore Avenue, la strada dove si trova Soulville, ovvero il palazzo della Stax Records.
Il quintetto ha voluto chiamarsi proprio così, Southern Avenue, come a voler rimarcare orgogliosamente le proprie radici e ha tracciare un’immaginaria retta che congiunge la grande tradizione nera della celebre label alla proposta musicale contenuta nei loro dischi. Soul, r’n’b, funky e gospel, declinati con un accento rock blues, sono le frecce all’arco della band capitanata dalla vigorosa vocalist Tierinni Jackson: un sound che pesca a piene mani dal passato Stax (etichetta sotto la quale è uscito l’esordio) rivisitato però in chiave moderna.
Nati come blues band fondata dal chitarrista Ori Naftaly, i Southern Avenue hanno progressivamente mutato suono, cambiando la line up originaria, con l’inserimento della sorella di Tierinni, Tikyra Jackson, alla batteria, Daniel McKee al basso e Jeremy Powell alle tastiere. E’ stato soprattutto l’influsso delle due sorelle Jackson che, come da miglior tradizione, sono cresciute cantando nel coro di una locale chiesa, a influenzare il nuovo corso del gruppo.
Sono dodici canzoni in scaletta, tutte suonate e arrangiate benissimo: sezione ritmica potente, groove micidiali, spolverate di hammond, arrangiamenti di ottoni, la chitarra di Naftaly, musicista essenziale e dalle solide radici rock blues, e soprattutto la voce di Tierinni Jackson, una che sulle note alte va a nozze e tira certi acuti da far tremare il vetro delle finestre.
Travolgenti quando spingono il piede sull’acceleratore funky (Jive, Swichup e Whiskey Love), grintosi quando imboccano la strada del rock blues (il riff hendrixiano di She Gets Me High, The Tea I Sip) classicissimi nei rimandi sixties della conclusiva We’re Gonna Make It, suono Stax millesimato.
Disco voluttuoso e trascinante, Keep On si tiene lontano da passatismi e stereotipi, mantenendo altissima la temperatura e rileggendo il genere con rinnovato vigore e inusitata freschezza.

VOTO: 8





Blackswan, venerdì 09/08/2019

giovedì 8 agosto 2019

PREVIEW



I North Mississippi Allstars hanno annunciato la pubblicazione di un nuovo album, Up And Rolling, in uscita il 4 ottobre tramite New West Records. Up And Rolling segue l'album del 2017, Prayer For Peace, ed sarà il primo disco pubblicato sotto l’egida New West. In concomitanza con l'annuncio dell'album, la band ha anche condiviso audio e un video musicale per la traccia che dà il titolo al disco.
La band ha registrato Up And Rolling presso lo studio di famiglia di Luther e Cody Dickinson, lo Zebra Ranch, che era stato originariamente fondato da loro padre, Jim Dickinson. Entrambi i fratelli Dickinson hanno coprodotto l'album e hanno invitato Jason Isbell, Mavis Staples, Cedric Burnside, Sharde Thomas e Duane Betts a unirsi a loro in studio come ospiti.





Blackswan, giovedì 08/08/2019

mercoledì 7 agosto 2019

BLOC PARTY - SILENT ALARM LIVE (Bloc Party Records, 2019)

Un grande disco, talvolta, può essere una maledizione, un fardello talmente pesante per le spalle, da rendere inutile ogni tentativo di replicarne la bellezza. Se si esordisce con una bomba come Silent Alarm (2005), è inevitabile che quello sia il livello qualitativo che la gente si aspetta da una band.
Così, i Bloc Party, nonostante un seguito dignitosissimo (A Weekend In The City del 2007) non sono mai più riusciti a replicare quel suono e quella tensione artistica, finendo poi per perdersi definitivamente con una serie di dischi, che definire brutti sarebbe oltremodo premiante. Loro, a meno che il futuro non riservi delle sorprese, sono e saranno sempre il gruppo di Silent Alarm, capitolo inziale di un percorso che prometteva sfracelli e che invece si è trasformato in una parabola discendente e ben poco gloriosa.
Non è un caso, quindi, che la band capitanata da Kele Okereke torni proprio là, dove tutto è cominciato, nella speranza di rivivere i giorni migliori, sebbene in una dimensione live. Inizialmente annunciato per il 2018, esce invece in questi giorni Silent Alarm Live, disco registrato durante il tour inglese dello scorso anno, allestito per celebrare degnamente i quindici anni dall’uscita di quel capolavoro di post punk revival.
Fatte le dovute premesse, quel che davvero importa è che questo live sia davvero molto bello. La band è in grandissima forma, e la scaletta dell’album, riproposta per intero, ritrova, in questa dimensione, quell’urgenza che la band aveva irrimediabilmente perduto.
La nostalgia è dietro l’angolo, e si sente, ma grazie a Dio, non siamo di fronte a un’operazione di copia e incolla o alla mera replica di un filotto di canzoni strepitose.  
La tensione è vibrante, Okereke canta davvero bene, e il pubblico risponde alla grande con un appassionato singalong e sentita partecipazione a ogni brano. Helicopter, Banquet, She’s Hearing Voices e This Modern Love, solo per citarne alcuni, sono gioielli la cui lucentezza il tempo non ha minimamente offuscato, e riascoltarle, sebbene dal vivo, dopo così tanti anni, induce all’inevitabile groppo in gola. Emozionante.

VOTO: 7





Blackswan, mercoledì 07/08/2019