lunedì 6 luglio 2020

PREVIEW




BILL CALLAHAN annuncia il nuovo album GOLD RECORD, in uscita il 4 settembre su Drag City Records.
Per il suo primo disco in… beh, poco più di un anno, Bill Callahan ci regala un “disco d’oro”. Potremmo anche chiamarlo “dischi d’oro”: le canzoni sembrano tutte autonome, come se fossero singoli, in modo da poterle avvicinare profondamente, come se fossero tante relazioni, dall’inizio alla fine. E cosa ottieni quando hai un album fatto di singoli e, ammettiamolo, singoli da classifica? Ottieni un Gold Record, un disco d’oro.
Per Bill, prepararsi al tour di Shepherd In a Sheepskin Vest significava stare lontano da casa per lunghi periodi di tempo, mesi, stagioni, forse anche un anno intero, chi poteva saperlo? Percependo ciò, Bill tirò fuori dal suo taccuino alcuni schizzi e li terminò. Prima di rendersene conto, aveva un pugno di nuove canzoni.
È successo tutto in fretta. Le basi sono state registrate dal vivo, con Matt Kinsey alle chitarre e Jaime Zurverza al basso. Batteria e fiati sono stati aggiunti poi a un paio di tracce. Dei dieci brani, sei sono prime take e anche le sovraincisioni, dove necessarie, sono state fatte molto velocemente. Ascoltando il disco si nota una coesione intuitiva molto ricca, dietro la titanica voce di Bill: la gentile ma spiritata conversazione tra le chitarre di Bill e Matt, le sottili linee di basso, i ritmi della batteria e le bizzarrie della tromba, dei fiati e dei synth colgono note sorprendenti e discordanti come il suono naturale che accompagna ogni vita vissuta.





Blackswan, lunedì 06/07/2020

sabato 4 luglio 2020

ANA POPOVIC - LIVE FOR LIVE (Artistexclusive/AnaPopovicMusic, 2020)

A quarantaquattro anni, Ana Popovic è quel che si dice un’artista affermata: si è fatta un nome in ambito rock blues e si è creata, grazie a una già considerevole discografia, un seguito di fan appassionato e fedele. Chitarrista tecnica, ma non priva di una certa gagliardia espressiva, la musicista serba ha giocato negli anni con uno spettro di sonorità (rock, blues, jazz, soul) che ha saputo sempre maneggiare con autorevolezza, senza però mai tentare azzardi o aprirsi alla sperimentazione.
Si è sempre mossa, cioè, in una propria comfort zone, evitando di assumersi grandi rischi, e virando spesso verso certe patinature (immediatamente riconoscibili dalle copertine dei suoi album) che hanno sopito l’ardore, piegandolo a logiche più smaccatamente mainstream. Se in studio, i risultati sono stati altalenanti (l’ottimo e monumentale Trilogy del 2016, il prescindibile e mediocre Like It On Top di due anni fa), dal vivo, la Popovic ha sempre dato il meglio di sé, come se, fuori dagli angusti spazi della sala di registrazione, ritrovasse improvvisamente libertà espressiva e sacro fuoco.
Questo nuovo album è, in tal senso, la riprova di quanto la chitarrista sul palco riesca a esprimere le sue doti migliori, che, fortunatamente, non solo quelle di una tecnica indiscutibile. Registrato il 2 novembre del 2019, a Issoudun (Francia) presso il Centre Culturel Albert Camus, Live For Live fotografa una serata vibrante, in cui la passione e la propensione al groove si sposano con l’ottima performance della Popovic e di una fantastica backing band, composta per tre quinti da musicisti italiani (Michele Papadia alle tastiere, Davide Ghidoni alla tromba, Claudio Giovagnoli al sax), oltre a Buthel al basso e Jerry Kelley alla batteria.
Il risultato è un disco molto suonato, in cui tutti gli elementi della band si ritagliano momenti di assolo importanti, dando vivacità e colori all’esecuzione dei brani e alzando il livello tecnico della performance: se suonare tanto è un bene, suonare bene è meglio.
Ana guida le danze, cantando con mestiere in tutti i brani e accendendo la miccia alla sua esplosiva Fender: piede spesso schiacciato sul pedale wah wah, e profilo minimal durante l’esecuzione, salvo, poi, al momento giusto, prendersi gli spazi per impetuosi e ficcanti assolo. Tante note, ma mai sprecate, tanta grinta, velocità e tecnica.
Un live stilisticamente elegante, in cui la forma è sostanza, e la sostanza possiede l’impeto d’improvvisazione delle migliori jam band. Ogni brano in scaletta è vera goduria per le orecchie: dal groove funky delle infuocate Can You Stand The Heat e Fencewalk, ai fiati scintillanti in stile New Orleans di New Coat Of Paint, dal blues indemoniato e adrenalinico Can’t You See What You’re Doing To Me (Albert King) fino alle atmosfere sensuali e in punta di plettro della lunga, vibrante Johnnie Ray, è tutto un susseguirsi di emozioni, sudore, giocosa e divertente musica.
Se la Popovic riuscisse in studio a replicare anche solo la metà di questa pura energia che riesce a creare sul palco, avremmo dischi di caratura impressionante. Al momento, però, così non è, e ci tocca “accontentarci” di questo, che è uno dei migliori live pubblicati nel 2020.

VOTO: 8





Blackswan, sabato 04/07/2020

venerdì 3 luglio 2020

PREVIEW




Tre anni dalla publicazione dell’acclamato album Poison The Parish, la band multiplatino SEETHER annuncia l’atteso nuovo album Si Vis Pacem, Para Bellum in uscita il 28 agosto su Fantasy Records/Spinefarm. Tratto come “se vuoi la pace, preparati per la guerra,” l’album contiene 13 brani, un mix di euforia e tormento, senza dubbio il materiale più forte dell’illustre carriera dei SEETHER, tra cui il bellissimo e tormentato singolo “Dangerous” disponibile da oggi e accompagnato da un video creato dal regista turco Mertcan Mertbilek (Santana, Ray Charles, Ravi Shankar, Elvis Costello).
Questi brani sono stati creati per annidarsi nelle tue orecchie come un piccolo coniglio di velluto che stringe un coltello a serramanico,” afferma il leader Shaun Morgan. Questa franchezza coraggiosa tocca le corde musicali e liriche dei brani, esplorando ed eviscerando i demoni personali e culturali. “Questo album rappresenta me stesso che affronto questo processo. Mi espongo fino al punto da non sentirmi più a mio agio,” afferma. “Ma penso che sia ok. Sono orgoglioso di essere un po’ più vulnerabile in questo album."
Ottavo album in studio per i SEETHER Si Vis Pacem, Para Bellum è stato prodotto da Morgan e mixato da Matt Hyde (Deftones, AFI) a Nashvile nei mesi di dicembre 2019 e gennaio 2020. In questo nuovo album è presente il nuovo membro Corey Lowery (ex chitarrista e cantante dei Saint Asonia e Stuck Mojo), amico di Morgan da 16 anni, nonchè assistente nella produzione del disco. “Corey ha molta esperienza ed è anche un grande chitarrista; è il fratello più grande che non ho mai avuto,” aggiunge Morgan. La sezione ritmica dei SEETHER è formata dal membro fondatore e bassista Dale Stewart e dal batterista John Humphrey (che si è unito alla band nel 2003).
In Si Vis Pacem, Para Bellum Morgan porta la sua sensibilità cantautorale ai groove heavy rock della band. Ispirandosi all’oscurità e alla franchezza cruda del grunge, al punk underground e al metal sud africano con i quali Morgan (e Stewart) sono cresciuti, il mix sonoro dei SEETHER è inconfondibile e senza tempo.
Il primo singolo estratto “Dangerous” si fa subito notare. Mentre la band preferisce lasciare “Dangerous” aperto alle interpretazioni, il testo “It’s so dangerous all this blamelessness / and I feel like I lost all the good I’ve known” è un’accusa generale alla società. In “Beg”, Morgan urla “See hope fading out of your eyes / This time the pain is going to feel unreal.” I testi di Si Vis Pacem, Para Bellum sono brutali e bellissimi e infondo a questi brani un’urgenza catartica come in “Failure”: “I live my life like a broken-hearted failure / I’m trying to shed some light on the scars left by the razors.”





Blackswan, venerdì 03/07/2020

giovedì 2 luglio 2020

THE CORNERSHOP - WHEN I WAS BORN FOR THE 7th TIME (Wiiija, 1999)

I Cornershop si formano a Leicester, anche se i membri, in realtà, sono originari della vicina Wolverhampton. E’ il 1992, quando i fratelli Tjinder (voce) e Avtar (basso) Singh e David Chambers (batteria) escono dalla line up dei General Havoc e danno vita a un nuovo progetto (a loro si unirà anche il tastierista e chitarrista Ben Ayres).
L’idea che sta alla base della loro musica è semplice ma estremamente suggestiva: ibridare il pop rock di matrice britannica che imperversa in quegli anni con il folk indiano, utilizzando ritmiche dance a fare da collante. L’intento è musicale, certo, ma anche interculturale: dare voce e visibilità alla nutrita comunità indiana che vive in Gran Bretagna e tracciare una strada festaiola e divertita per la convivenza fra giovani di estrazione etnica tanto diversa.
Un sodalizio India/Inghilterra che parte con tre dischi (Elvis Sex Change del 1993, Hold On It Hurts del 1994 e Woman’s Gotta Have It del 1995) molto interessanti in prospettiva, un po' acerbi, ma frizzanti e spassosi. Il botto, quello vero, i Cornershop lo fanno, però, nel 1997 con la pubblicazione di When I Was Born For The 7th Time capolavoro di meticciato, trainato da un singolo bomba come Brimful Of Asha. E’ questa canzone la chiave per aprire le porte del successo e per ritagliarsi un angolo di fama nel composito panorama britannico dell’epoca. Primitiva nella sua essenzialità, ballabile e contagiosa, Brimful Of Asha si piazza al sessantesimo posto nelle chart britanniche, ma possiede la forza per trainare il disco, di cui è la seconda traccia, fino alla diciassettesima piazza, conferendo alla band lo status, tanto caro agli inglesi, di “next big thing”. Sarà poi un remix dell’ex Housemartins, Fatboy Slim, pubblicato l’anno successivo, ha consegnare la canzone al successo planetario e alla storia.
When I Was Born For The 7th Time non è, però, solo Brimful Of Asha: le quindici canzoni in scaletta sono un equilibrato compendio di pop e musica indiana, di rumori, campionamenti e melodie anni ‘60, tutte brillanti, fresche e ispiratissime.
L’ipnotica raga dance We’re In Yr Corner, il groove irresistibile di Good Shit, l’extrasistole funky di Funky Days Are Back Again, il pop stravagante e acchiappone di Sleep On The Left Side, il sincretismo straniante di Candyman, che fonde blues e dance, e l’irriverente cover di Norvegian Wood dei Beatles, spinta fino a confini più estremi dell’India, sono numeri da fuoriclasse che plasmano la materia con consapevolezza assoluta.
Una formula, quella dei Corneshop, che, nonostante sia stata intervallata da lunghi iato, resiste all’usura del tempo, dal momento che è recentissima l’uscita del nuovo album, England Is a Garden. Mancano l’effetto sorpresa e le intuizioni brillanti contenute in When I Was Born For The 7th Time, ma la proposta rimane insolita, divertente e divertita.





Blackswan, giovedì 02/07/2020

mercoledì 1 luglio 2020

PREVIEW



THE FLAMING LIPS annunciano il nuovo album AMERICAN HEAD in uscita l’11 settembre su Bella Union [PIAS]. 

L’album è composto da 13 brani dalle atmosfere cinematografiche, prodotte dal collaboratore di lunga data Dave Fridmann e dai The Lips. Tra questi troviamo “God and the Policeman” che vede ai cori la superstar country Kasey Musgraves. Come mostrato in anteprima con la pubblicazione di “Flowers Of Neptune 6”, AMERICAN HEAD affronta un salto temporale che occupa uno spazio simile a quello di The Soft Bulletin o Yoshimi Battles The Pink Robots e possiamo considerarlo il loro lavoro più bello e organico di sempre. La band condivide oggi il video per “My Religion Is You”.
AMERICAN HEAD vede The Flaming Lips muoversi in spazi maggiormente riflessivi dal punto di vista testuale, così come spiega Coyne in un lungo racconto sull'album. Leggi un estratto:
Anche se The Flaming Lips sono originari dell’Oklahoma, non abbiamo mai pensato di essere una band AMERICANA. Crescendo in Oklahoma (avevo più o meno 6 o 7 anni) non sono mai stato influenzato, e non conoscevo musicisti dell’Oklahoma. Ascoltavamo per lo più i Beatles e mia madre amava Tom Jones (parliamo degli anni ‘60)...solo dopo aver compiuto 10 o 11 anni, i miei fratelli più grandi iniziarono a conoscere qualche musicista della zona.
Quindi...per la maggior parte della nostra vita musicale, abbiamo pensato a noi stessi come una band che veniva dalla ‘terra’...non ci importava davvero da DOVE venivamo. Quindi per la prima volta nella nostra vita musicale iniziammo a pensare a noi stessi come ‘UNA BAND AMERICANA’… dicendo a noi stessi che sarebbe stata la nostra identità per la prossima avventura creativa. Diventammo un ensemble di 7 musicisti e iniziammo a sentire sempre più affinità con le band formate da tanti membri. Inziammo a pensare a band americane come The Grateful Dead e Parliament- Funkadelic e a come avremmo potuto abbracciare questa nuova idea.
La musica e i brani contenuti in AMERICAN HEAD si basano su un sentimento. Un sentimento che, penso si possa esprimere solo attraverso la musica e le canzoni. Durante la scrittura dell’album, stavamo cercando di NON ascoltarlo in quanto suono...ma di percepirlo. Il sacrificio della madre, l’intensità del padre, la follia del fratello, la ribellione della sorella...non riesco davvero a trovare le parole.
Qualcosa cambia e gli altri (i tuoi fratelli e le tue sorelle, tua madre e tuo padre...i tuoi animali domestici) iniziano a diventare sempre più importanti per te...all'inizio ci sei solo tu...e tuoi desideri sono tutto ciò di cui ti importa...ma...qualcosa cambia...penso che tutte queste canzoni parlino proprio di questo piccolo cambiamento.”





Blackswan, mercoledì 01/07/2020