giovedì 16 luglio 2015
mercoledì 15 luglio 2015
LAST DAYS OF APRIL - SEA OF CLOUDS
Al nono full lenght in studio, i Last Days Of
April hanno terminato il loro percorso artistico, iniziato alla fine degli anni
'90 come band post hardcore e proseguito poi per circa tre lustri alla
ricerca di una strada fra emo rock, folk e indie pop. Oggi, Karl Larsson
ha portato a compimento il sogno di trasferire un pezzo d'America nel cuore
della Svezia, realizzando un album di alternative country che nasce a
Stoccolma, ma che avrebbe potuto tranquillamente vedere i suoi natali
dalle parti del Laurel Canyon. Sea Of Clouds, non c'è che dire, è davvero un
gran bel disco, in cui un suono squisitamente americano (la pedal steel
guitar di Lars Taberman fa da collante fra le nove canzoni in scaletta) viene
impreziosito da quelle delicatezze pop che da sempre fanno parte del bagaglio
compositivo di Larsson. Registrate in analogico, omogenee e compatte nella
struttura, eppure al contempo leggerissime, le nove canzoni del disco
possiedono il retrogusto agrodolce che avevamo già imparato a conoscere grazie
a Elliott Smith, i Wilco, i Nada Surf e i Jayhawks, e fluttuano in
una penombra estiva in cui filtrano, solo a tratti, piccoli raggi di sole che
ammorbidiscono un mood decisamente malinconico. Sono molte le suggestioni
prodotte dall'ascolto, alcune delle quali vivono solo a un livello emotivo
(il country della title track), altre invece riguardano esclusivamente il
piacere di melodie semplici e cristalline, in grado di rapirci fin
da subito ed entrarci in testa in reiterati loop (The Artist è un gioiello
di artigianato indie pop che farebbe invidia a Jeff Tweedy). Nessun filler ma
tante belle canzoni, alcuni addirittura eccelse, quando diviene protagonista la
pedal steel guitar, come nel mid tempo di Everybody Knows o nel
lungo assolo della superba The Thunder & The Storm, vetta di un disco
davvero riuscito e una delle migliori canzoni ascoltate quest'anno. Un album destinato a diventare il tormentone estivo (rock) del 2015.
VOTO: 8
Blackswan, mercoledì 15/07/2015
lunedì 13 luglio 2015
IL MEGLIO DEL PEGGIO
Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e
integralmente pubblichiamo.
"Dovete studiare, dovete imparare a vendere le
cose che fa il governo" (Matteo Renzi).
Povero Renzi, Saturno gli è proprio contro. In casa
Pd, tira una brutta aria e il nostro Premier corre ai ripari.
Il mondo della scuola lo apostrofa come "mostro
di Firenze", Frau Merkel e Francois Hollande lo snobbano, Alexis Tsipras
gli ruba la scena con un un referendum che ha rinverdito l'orgoglio nazionale
di parecchi stati membri dell'UE, i sondaggi lo castigano e lui che fa? Indice
un seminario sulla comunicazione. Il grido di battaglia è ripartire dalla Tv
per riacquistare il consenso dei delusi che sono tanti, milioni di milioni.
Matteone, dunque, dismette la camicia bianca e veste la divisa del coach.
Chiama in ritiro la squadra al Nazareno e a colpi di slides, traccia il
vademecum del 'bravo militante' illustrando tatticismi e strategie di gioco.
Al bando lo schema del "catenaccio" e avanti
tutta con il possesso di palla e il Tiki Taka blaugrana per sfiancare
l'avversario. Un brainstorming in piena regola. Il raduno nazareno avrebbe
decretato pure la bocciatura di qualche illustre fuoriclasse.
Secondo indiscrezioni, il Mister ritiene opportuno
tenere in panchina Simona Bonafè, rea di una opaca performance televisiva in
occasione del referendum greco. Promossi titolari, invece, Filippo Taddei e,
niente po' po' di meno, Pina Picierno, la vera rivelazione del campionato
politico e punta di di sfondamento nella nuova formazione disegnata dal Mister.
Un vero giro di vite per i goleador dei talk show, dunque. Matteo, non perdona.
Troppi autogol. C'è in gioco la tenuta del partito e del governo.
L'ansia da prestazione sale per il Presidente del
Consiglio. Le opposizioni fanno pressing e il calendario presenta appuntamenti
cruciali nei prossimi mesi. In un paese normale, un Premier farebbe una sana
autocritica sul proprio operato. In Italia, invece, ci si trastulla con inutili
strategie della comunicazione. Peccato che in gioco c'è la qualificazione
dell'Italia, un particolare non proprio trascurabile.
Antonio Razzi, sulle
rivelazioni dell'ex olgettina, Iris Berardi: "Vengo dalla campagna, non
so cosa siano queste cose...cos'è 'sto dildo...'na bistecc? Io non ho mai usato
queste cose, giochi erotici, viagra, sempre andato al naturale. Se ho mai usato
vibratori e palline? Macchè palline, pe' giocà a biliardino?
Emilio Fede, ex direttore
del Tg4, a proposito delle cene eleganti: "Le Olgettine erano
prostitute, si sapeva. La prostituzione è una professione".
Bernardo Caprotti, patron di
Esselunga, sulla crisi greca: "Penso che i greci si debbano mettere a
lavorare un po' , perchè in Grecia fanno una cosa molto semplice: vanno in
pensione a 50 anni, come si fa?"
P.S. Il Meglio del Peggio va in vacanza. Ringrazio
tutti per avermi seguito.
Appuntamento a settembre.
Cleopatra, lunedì 13/07/2015
domenica 12 luglio 2015
METZ – II
Metz è una splendida
cittadina della Lorena che ha dato i natali a Paul Verlaine e il cui nome,
pronunciato Mes, evoca architetture
gotiche di grande interesse storico e bucolici scorci che si sviluppano lungo
le rive della Mosella. Attenzione però a non confondervi, perchè Metz è anche
il nome di una band canadese che di bucolico non ha proprio nulla. Anzi. Questi
tre ragazzi originari di Toronto spingono la loro musica ben oltre il limite
del rumore, picchiano senza compromessi e senza farsi scrupoli, eliminando ogni
linea melodica dal loro repertorio. Alla seconda prova in studio (rievocata con
poca fantasia dal titolo del disco), i Metz ripropongono la formula vincente
dell’esordio, confermando quanto di buono già pensavamo di loro. In bilico fra hardcore
e post-hardcore, fra tradizione (gli anni ’90 echeggiano in ogni traccia del
disco) e modernità, i Metz danno vita a mezz’ora di arrembaggi sonori usque ad
finem. Una tirata unica e senza pause di brani che si attestano prevalentemente
sulla durata dei due minuti e mezzo, e in cui i Metz danno sfogo a una rabbia
deragliante, che cita alcuni inevitabili riferimenti: dai più recenti Gallows,
ai Mclusky di Andy “Falco” Falkous, fino a retrocedere nel tempo e chiamare in
gioco i grandi Jesus Lizard. Dei quali, ripetono, con gusto e originalità, la
lezione: nell’iniziale Acetate, ad esempio, la ritmica quadrata, quasi
matematica, la chitarra che taglia come una sega elettrica e il cantato
sbilenco e urlato di Alex Edkins (David Yow docet) ci riportano dritto dritto
ai tempi di Goat. Come dicevamo, la costruzione dei brani non prevede
concessioni alla melodia e di orecchiabile in II davvero non si trova nulla. Ma
è proprio questo che ci fa dire che siamo di fronte a un gruppo che fa della coerenza
noise il suo punto di forza, evitando di compiacere le orecchie dei più con
soluzioni di largo consumo. Coloro che amano il genere, tuttavia, troveranno
nei Metz una nuova bandiera da sventolare. Ortodossi e rumorosissimi.
VOTO: 7
Blackswan, domenica 12/07/2015
sabato 11 luglio 2015
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