Eric Church, il 5 ottobre, pubblicherà via Emi Records un
nuovo album dal titolo Desperate Man. Il disco segue il fortunato Mr.
Misunderstood uscito nel 2015 ed è il sesto album in studio del songwriter
originario della Carolina del Sud. A produrlo sarà nuovamente il fido
collaboratore di Church, Jay Joyce. In un video messaggio al suo fans club Eric
ha detto: “It’s been a while. I just want to say I have missed you. I have good
news. The album is done, and we are back.” La title track, scritta in
condominio con il cantautore texano Ray Wylie Hubbard è stata messa in rete
qualche giorno fa.
I
Sons Of Bill, gruppo originario di Charlottesville, Virginia, sono un
quintetto in circolazione dal 2006, che ha all’attivo, contando
quest’ultimo Oh God Ma’am, già cinque album. La peculiarità del
nome deriva dal fatto che la band è composta da tre fratelli (Sam,
James e Abe, a cui si aggiungono Seth Green al basso e Todd Wellons alla
batteria) che hanno voluto ispirare il loro progetto musicale al padre,
Bill Wilson, professore emerito di filosofia teologica e letteratura
(l’uomo è uno dei massimi studiosi statunitensi di William Faulkner)
presso l’Università della Virginia.
E che a casa Wilson si respiri un bel po’ di cultura si può desumere dai testi delle canzoni di Oh God Ma’am,
che appaiono davvero di un livello superiore alla media. Così come,
superiori alla media, sono quasi tutte le dieci canzoni contenute nella
scaletta di un album che, rispetto ai precedenti lavori, segna un
decisivo cambio di rotta. Il precedente e bellissimo Love And Logic
(2014), infatti, si muoveva in territori di Americana abbastanza
riconoscibili, apportando però al genere anche qualche inusuale
innovazione.
Se
infatti la strumentazione utilizzata per la registrazione dei brani
pescava a piene mani dalla tradizione a stelle e strisce (pedal steel,
banjo, dobro), i Sons Of Bill puntavano a soluzioni originali, facendo
fluttuare suoni e melodie verso il blu acceso di certi cieli americani
che paiono infiniti. Così, non era azzardato parlare di Space Americana,
soprattutto riguardo a quegli episodi che erano marcati da influenze
pinkfloydiane o che imboccavano la strada di un etereo lirismo.
In Oh God Ma’am, i riferimenti alla band inglese tratteggiano solo la morbidissima Green To Blue, mentre il lirismo di cui sopra avviluppa la malinconica Sweeter, Sadder, Fadden Away,
ninnananna per spazi aperti, che apre il disco evocando, in modo
ambiguo, una tormentata storia d’amore, forse, finita in tragedia. Sono
due episodi, però, che pur non stonando rispetto all’economia del disco,
si discostano dal nucleo della scaletta che suona, realmente, diverso.
Se
per il precedente, i riferimenti più evidenti erano gli anni ’70, in
questo nuovo full lenght i Sons Of Bill virano inaspettatamente verso un
pop rock clamorosamente eighteis. Ne poteva venir fuori una boiata
pazzesca, e invece no.
Perché
i cinque ragazzi della Virginia sanno scrivere canzoni ricche di
emozioni, che restano tali qualunque vestito indossino. Chitarre solari,
melodie uncinanti, un mood di fondo trasognato e un’Americana diluita
con un pizzico di elettronica, tenuta però, sotto controllo, sono gli
elementi principali di questo nuovo lavoro. Che gioca con gli anni ’80,
in un caso maldestramente (la pessima Old & Gray sembra uno scarto da karaoke), in altri, con lucidità e freschezza invidiabili (Firebird ’85, Believer/Pretender, Where We Stand),
citando le grandi icone del decennio (lo Springsteen di Born In The
Usa, i Cars di Hearbeat City, Echo And The Bunnymen, etc.)
Probabilmente,
gli amanti dell’Americana o semplicemente coloro che avevano apprezzato
i precedenti lavori dei Sons Of Bill, al primo ascolto, storceranno il
naso. Con un po' di pazienza, però, e molta onestà intellettuale, una
volta colta la visione d’insieme (rinnovarsi nel suono, mantenendo alta
la qualità delle composizioni), si accorgeranno di essere di fronte a un
disco non solo diverso, ma ricco di belle canzoni e di intuizioni.
Promossi.
La
leggenda di Tom Petty continuerà a vivere attraverso un box set
intitolato An American Treasure, che vedrà la luce il 28 settembre via
Reprise Records. La raccolta sarà composta di quattro di cd (ma ci sarà
anche una versione più economica di due cd) e conterrà ben sessanta
canzoni tra inediti, rarità, brani live e alternative versions dei
classici del grande rocker di Gainsville. Ad anticipare l'uscita, è
stato pubblicato in rete il video di keep A Little Soul, brano inedito
che era stato realizzato nel 1982 per l'album Long After Dark. Di
seguito la track list del cofanetto.
CD 1
1) Surrender Previously unreleased track from Tom Petty and the Heartbreakers sessions—1976 2) Listen To Her Heart Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977 3) Anything That’s Rock ‘N’ Roll Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977 4) When The Time Comes Album track from You’re Gonna Get It!—May 2, 1978 5) You’re Gonna Get It Alternate version featuring strings from You’re Gonna Get It! sessions—1978 6) Radio Promotion Spot 1977 7) Rockin’ Around (With You) Album track from Tom Petty and the Heartbreakers —November 9, 1976 8) Fooled Again (I Don’t Like It) Alternate version from Tom Petty and the Heartbreakers—1976 9) Breakdown Live at Capitol Studios, Hollywood, CA—November 11, 1977 10) The Wild One, Forever Album track from Tom Petty and the Heartbreakers—November 9, 1976 11) No Second Thoughts Album track from You’re Gonna Get It!—May 2, 1978 12) Here Comes My Girl Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979 13) What Are You Doing In My Life Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979 14) Louisiana Rain Alternate version from Damn The Torpedoes sessions—1979 15) Lost In Your Eyes Previously unreleased single from Mudcrutch sessions—1974
CD 2
1) Keep A Little Soul Previously unreleased track from Long After Dark sessions—1982 2) Even The Losers Live at Rochester Community War Memorial, Rochester, NY—1989 3) Keeping Me Alive Previously unreleased track from Long After Dark sessions—1982 4) Don’t Treat Me Like A Stranger B-side to UK single of “I Won’t Back Down”—April, 1989 5) The Apartment Song Demo recording (with Stevie Nicks)—1984 6) Concert Intro Live introduction by Kareem Abdul-Jabbar, The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981 7) King’s Road Live at The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981 8) Clear The Aisles Live concert announcement by Tom Petty, The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981 9) A Woman In Love (It’s Not Me) Live at The Forum, Inglewood, CA—June 28, 1981 10) Straight Into Darkness Alternate version from The Record Plant, Hollywood, CA—May 5, 1982 11) You Can Still Change Your Mind Album track from Hard Promises—May 5, 1981 12) Rebels Alternate version from Southern Accents sessions—1985 13) Deliver Me Alternate version from Long After Dark sessions—1982 14) Alright For Now Album track from Full Moon Fever—April 24, 1989 15) The Damage You’ve Done Alternate version from Let Me Up (I’ve Had Enough) sessions—1987 16) The Best Of Everything Alternate version from Southern Accents sessions—March 26, 1985 17) Walkin’ From The Fire Previously unreleased track from Southern Accents sessions—March 1, 1984 18) King Of The Hill Early take (with Roger McGuinn)—November 23, 1987
CD 3
1) I Won’t Back Down Live at The Fillmore, San Francisco, CA—February 4, 1997 2) Gainesville Previously unreleased track from Echo sessions—February 12, 1998 3) You And I Will Meet Again Album track from Into The Great Wide Open—July 2, 1991 4) Into The Great Wide Open Live at Oakland-Alameda County Coliseum Arena—November 24, 1991 5) Two Gunslingers Live at The Beacon Theatre, New York, NY—May 25, 2013 6) Lonesome Dave Previously unreleased track from Wildflowers sessions—July 23, 1993 7) To Find A Friend Album track from Wildflowers—November 1, 1994 8) Crawling Back To You Album track from Wildflowers—November 1, 1994 9) Wake Up Time Previously unreleased track from early Wildflowers sessions—August 12, 1992 10) Grew Up Fast Album track from Songs and Music from “She’s the One”—August 6, 1996 11) I Don’t Belong Previously unreleased track from Echo sessions—December 3, 1998 12) Accused Of Love Album track from Echo—April 13, 1999 13) Lonesome Sundown Album track from Echo—April 13, 1999 14) Don’t Fade On Me Previously unreleased track from Wildflowers—sessions—April 20, 1994
CD 4
1) You And Me Clubhouse version—November 9, 2007 2) Have Love Will Travel Album track from The Last DJ—October 8, 2002 3) Money Becomes King Album track from The Last DJ—October 8, 2002 4) Bus To Tampa Bay Previously unreleased track from Hypnotic Eye sessions—August 11, 2011 5) Saving Grace Live at Malibu Performing Arts Center, Malibu, CA—June 16, 2006 6) Down South Album track from Highway Companion—July 25, 2006 7) Southern Accents Live at Stephen C. O’Connell Center, Gainesville, FL—September 21, 2006 8) Insider Live (with Stevie Nicks) at O’Connell Center, Gainesville, FL—September 21, 2006 9) Two Men Talking Previously unreleased track from Hypnotic Eye sessions—November 16, 2012 10) Fault Lines Album track from Hypnotic Eye—July 29, 2014 11) Sins Of My Youth Early take from Hypnotic Eye sessions—November 12, 2012 12) Good Enough Alternate version from Mojo sessions—2012 13) Something Good Coming Album track from Mojo—July 15, 2010 14) Save Your Water Album track from Mudcrutch 2—May 20, 2016 15) Like A Diamond Alternate version from The Last DJ sessions—2002 16) Hungry No More Live at House of Blues, Boston, MA—June 15, 2016
A
prima vista, quella fra la leggenda jazz Charles Lloyd e la songwriter
di Americana Lucinda Williams potrebbe apparire una strana copia.
Eppure, come spesso accade, nonostante due mondi possano apparire
inconciliabili fra di loro, il talento e la visione di chi è coinvolto
nel progetto, finiscono quasi sempre per trovare l’esatto punto di
fusione, quella speciale alchimia che rende anche la più estemporanea
delle collaborazioni qualcosa di unico e meraviglioso.
Bisogna
dire che Charles Lloyd, pur avendo scritto pagine jazz memorabili con
Keith Jarrett e Cannonball Adderley (tanto per citare le sue più
illustri frequentazioni), ha sempre masticato sonorità blues (B.B. King e
Howlin’ Wolf) e rock (la collaborazione con i Beach Boys e quelle con
Doors e Canned Heat), circostanze, queste, che hanno ampliato il suo
spettro musicale, rendendolo permeabile anche a esperimenti di
crossover.
Dal
canto suo, Lucinda Williams, nel tempo ha raffinato il proprio
songwriting e oggi sta vivendo, probabilmente, uno dei momenti migliori
della sua carriera, nel quale ha inanellato, senza soluzione di
continuità, un disco più bello dell’altro.
A
fare da trade union fra i due mostri sacri, una band, quella dei The
Marvels, che accompagna da qualche tempo il grande sassofonista
originario di Memphis ed è composta da due fuoriclasse, quali Bill
Frisell alla chitarra e Greg Leisz alla pedal steel, che hanno già avuto
modo in passato di collaborare anche con Lucinda.
Il sassofonista e la cantante avevano saggiato la partnership lo scorso anno, pubblicando una bella cover di Master Of War
di Bob Dylan. Oggi, tornano insieme con un intero album, Vanished
Gardens, pubblicato via Blue Note, e il risultato finale è a dir poco
entusiasmante. Perché a suonare, ovviamente, c’è un gruppo di musicisti
pazzeschi, che dosano tecnica e virtuosismi in un flusso sonoro
equilibrato, dal linguaggio colto ma non verboso, e attraversato da
autentiche emozioni. Un disco di quelli da ascoltare in cuffia, per non
perdersi una sola nota delle decorazioni sonore magistralmente
cesellate dai The Marvels (oltre a Frisell e Leisz ci sono anche Reuben
Rogers al basso and Eric Harland alla batteria), della voce roca e
umorale della Williams, qui alle prese, nelle cinque tracce in cui è
chiamata in causa, con una delle performance vocali più intense di
sempre, e soprattutto, del sax di Charles Lloyd che, nonostante gli
ottant’anni compiuti a marzo, rimane fluido e incredibilmente colorato.
Impossibile
etichettare questo disco con una banale definizione, perché le canzoni
in scaletta fondono con perfetto equilibrio jazz, americana, rock e
folk, in un amalgama di intensa raffinatezza, che spiazza sia quando
cerca la strada più complessa dell’improvvisazione (la title track), sia quando punta dritto al cuore con un’intensa cover di Angel di Jimi Hendrix o con l’eccellente rilettura di Dust, brano della Williams presente nel suo ultimo The Ghosts Of Highway 20. Assolutamente da non perdere.
Ruston
Kelley ha annunciato la realizzazione del album di debutto, Dying Star,
che avverrà il 7 di settembre via Rounder Records. Il disco è stato
co-protto da Kelly in condominio con Jarrad K, noto per aver già
lavorato con Kate Nash e i Weezer. Il disco è stato registrato a El
Paso, nei Texas Studio Sonic Ranch, e vede la collaborazione in studio,
come vocalists di Kacey Musgraves, Kate York, Jon Green, Natalie Hemby e
Joe Williams. Kelley ha rilasciato anche il primo singolo, Jericho, il cui video circola in rete già da qualche giorno.